Tempo di cambiamenti

Mi pare giusto confermare con un post quello che risultava ormai evidente.
Il blog si prende una pausa, probabilmente definitiva.
Non appena il tempo e le mie scarsissime nozioni informatiche me lo permetteranno, vorrei cambiare forma a questo spazio, che rimarrà attivo solo per le pagine dedicate ai diari di viaggio e alle mie pubblicazioni.
Questa avventura iniziata ormai quattro anni orsono è stata divertente, è stata interessante, ed è arrivata al suo capolinea.

A presto e grazie

 

 

 


Diario di viaggio del Giappone

Rieccomi.
Non mi sono persa, è che il ritorno al lavoro, la ripresa del tour promozionale di “Le Sorgenti del Dumrak”, l’ultima revisione del secondo tomo e la stesura del terzo mi stanno letteralmente rubando ogni ora di vita.
Quindi ho deciso di interrompere i singoli post dedicati al viaggio in Giappone e di creare direttamente la pagina con il diario completo.
La trovate qui.
Un po’ di pazienza e arriverà anche la fotogallery!


Tokyo: Palazzo imperiale, Museo Ghibli, Odaiba

Giovedì 9 agosto.

Trascorriamo la mattina a sgirandolare per i giardini orientali del palazzo imperiale che poi non sono altro che un parco con sentieri (per fortuna) per la maggior parte ombreggiati. Il fatto che siano tutti asfaltati ci lascia un po’ perplessi e il nostro sgomento aumenta quando, per arrivare al ponte dove si riesce a scorgere l’unico angolino visibile del palazzo dobbiamo attraversare un deserto rovente di parcheggi.

Dopo un pranzo al volo in stazione siamo di nuovo in treno, destinazione Mitaka!

Raggiungiamo il museo a piedi seguendo i tanti cartelli di Totoro e finalmente eccolo! Il Ghibli è tutto per noi! (e per qualche altro centinaio di visitatori, vabbeh…).

Purtroppo all’interno non si possono fare foto ma noi ci siamo scatenati a girarlo tutto in lungo e in largo, infilandoci in ogni passaggio o porta e salendo e scendendo tutte le scale che trovavamo. Che dire… bellissimo: i bozzetti originali, la ricostruzione del suo studio e della sua biblioteca (dentro c’è un drago, no, dico un dra-go!), e poi il cortometraggio e il Totoro all’ingresso e i nerini della polvere e il Nekobus e il robottone di Laputa sul tetto e i kodama alle finestre e le panchine con la manovella e i rubinetti a forma di gatto e… insomma, una cosa imperdibile.

La sera abbiamo altri due appuntamenti importanti. Il primo con la monorotaia sopraelevata senza conducente che porta fino a Odaiba. Lo spettacolo di passare attraverso i grattacieli di Tokyo prima e di vedere il suo skyline e il ponte tutti illuminati dopo è davvero una cosa fantastica, consigliatissima. La passeggiata notturna lungo la spiaggia poi è molto romantica.

Odaiba è un po’ un parco divertimenti, ci sono molti centri commerciali, un luna park (credo, noi abbiamo visto solo una ruota panoramica da lontano) e  in realtà non ci interessava più di tanto se non fosse stato per Lui.

Dopo le millemila foto di rito alle luci di Tokyo ci dirigiamo verso il centro commerciale che si chiama Divercity e qui, dopo averlo attraversato tutto e aver cenato nel suo irresistibile salone completamente dedicato al cibo, usciamo sulla terrazza e ci ritroviamo ai Suoi piedi.
Di chi sto parlando? Ma di Lui, sua maestosità Gundam, in tutti i suoi venti metri di metallica possanza. E per chi sostiene che sia solo una riproduzione posso solo dirvi che si accende. E si muove.

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Kamakura

Mercoledì 8 agosto
Gita a Kamakura, primo giorno di JR Pass.
Arriviamo presto in stazione per vedere come funziona la cosa e qui ringrazio il cielo e chi lo aveva consigliato nei diari di essermi annotata da casa sia il binario che il nome/numero del treno da prendere. Fatelo e risparmierete davvero un sacco di tempo e di patemi.
Facciamo colazione in una specie di pasticceria un po’ meno cara di Starbuks e poi prendiamo il nostro trenino, lentissimo e pienissimo di persone.
I templi che abbiamo visitato:

Engaku-ji. Bello, pieno di angolini e cose da vedere, le statue di Kannon, il laghetto, i giardini. Sembra una specie di villaggio dove vive un sacco di gente. Qui abbiamo fatto un po’ di incontri interessanti:
–         Una controllora dei contatori del gas che disperata non riusciva a trovare il tombino che i monaci avevano opportunamente coperto con la terra e che continuava a contare i passi e consultare la sua mappina del tesoro.
–         Il nostro primo folletto giardiniere con il cappello a punta
–         Le sacerdotesse che si allenavano al tiro con l’arco
–         Un micio molto zen e molto coccoloso.

Tokei-ji. Il tempio in sé non è un granchè, il giardino deve essere bello quando è periodo di fioritura, però il cimitero sulla collina per me vale la pena. Questo era un tempio che fungeva da rifugio alle donne che volevano divorziare e sono tutte seppellite lungo il fianco di una collina coperto da un bosco di cipressi. L’atmosfera è molto suggestiva e a me ha ricordato i paesaggi magici di Miyazaki: da un momento all’altro mi aspettavo di veder spuntare sui rami o fra i sassi i kodama, gli spiritelli bianchi di Princess Mononoke.

Kencho-ji. Bello, portali imponenti, belle sale, un giardino zen su cui si affaccia la sala meditazione. Ci siamo fatti prendere dal ghiribizzo di salire fino all’Hanso-Bo, il tempio custode di tutto il complesso, protetto da molte statue di guerrieri alati e armati e soprattutto da infinite e ripidissime scale (più di 300 gradini). Però arrivare fin lassù dà soddisfazione e quasi di sicuro vi sarete lasciati alle spalle tutti gli altri turisti.

Tsurugaoka Hachimangu. Molto grande, con bei torii e molta gente. Il museo è evitabile. Impressionanti i due laghi ricoperti di ninfee giganti dove nuotano carpe altrettanto giganti.<

Percorriamo in fretta la via dello shopping senza prestarle troppa attenzione (i prezzi mi sono sembrati abbastanza elevati) e arrivati alla stazione prendiamo il trenino per Hase.

Il tempio Hase-dera è bellissimo, prendetevi il giusto tempo per esplorarlo tutto, per cercare le statuine dei bonzini, per ammirare i giardini perfetti, per guardare il mare dalla terrazza panoramica, per fare un giro nella grotta dove sono nascoste le immaginine della dea Kannon.
Finiamo la giornata con il Grande Buddha; lui è molto imponente e vale di certo la pena ma, causa caldo e stanchezza, tralasciamo un po’ la visita di tutto ciò che gli sta intorno.

Ritorno a Tokyo e cena in una bettolina fumosa vicino all’albergo, probabilmente un ristorante cinese.

Note del giorno.
Oggi in treno è salito un ragazzo giapponese gigantesco, identico a uno dei personaggi del fumetto Bleach (Chad, per chi lo conosce). Dopo quattro giorni di attenta osservazione siamo quindi arrivati alla conclusione che tutti i personaggi che nei cartoni animati avevano tratti che noi pensavamo esasperati o caricaturali in realtà esistono davvero.
Idem per le scalinate che portano ai templi su cui gli allenatori dei cartoni “sportivi” facevano sempre sputare sangue ai loro pupilli. Credevate che la loro verticalità fosse un’esagerazione di prospettiva? Sbagliato, sono davvero così verticali e i loro gradini sono davvero così alti.

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Tokyo: Yoyogi Park, Shinjuku

Martedì 7 agosto

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Questa mattina ricominciamo da dove avevamo lasciato, cioè da Shibuya, con la colazione più cara e meno soddisfacente di tutto il viaggio da Starbucks.
Prima di iniziare il giro ci fermiamo in stazione all’ufficio JR per prenotare alcuni dei treni che dovremo prendere nei prossimi giorni. Grazie al cielo a casa mi ero preparata una tabellina con le date, gli orari e persino il nome dei treni. Nonostante cotanta precisione di dati l’impiegata ha faticato lo stesso un bel po’ e alla fine alcune tratte non è comunque riuscita a prenotarle… mah.
Foto ad Hachiko con il sole e poi iniziamo con la collina dei love hotel, poco dietro al grattacielo del 109, carini ma non imperdibili (io il castello non l’ho trovato).

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Proseguiamo la passeggiata fino al Yoyogi Park dove visitiamo il Meji Jingu e il relativo giardino.
Il tempio mi è piaciuto perché l’ho trovato particolarmente silenzioso e meditativo, qui abbiamo comprato una delle poesie scritte dall’imperatore a cui il tempio è dedicato. Il giardino, che andrebbe di certo visto nel periodo della fioritura, è carino ma non certo speciale finchè non incontriamo una bellissima famiglia di tanuki (procioni), gli stessi che si trovano raffigurati grassi e gaudenti fuori da tantissimi negozi. Qui vediamo anche le prime carpe giganti (davvero impressionanti) che troveremo in tutti i laghi, fiumi e canali del nostro viaggio.

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Un passaggio in metro per arrivare a Shinjuku dove usciamo direttamente sotto l’Ufficio Governativo. Pranzo veloce a base di yakitori e poi su al 45° piano per goderci Tokyo dall’alto; purtroppo niente Fuji-san, però l’estensione della città è davvero impressionante.
Veloce tappa all’NS building per vedere il soffitto di vetro e il suo strano orologio (calendario?) ad acqua e poi pausa hotel. Il caldo inizia a farsi sentire e comunque per la visita di Shinjuku est è di certo meglio aspettare la sera.

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E infatti. Trovare un ristorante per cenare è complicato perché ci sono fin troppe offerte, c’è un sacco di gente e un sacco di locali e luci e casino; alla fine ci infiliamo giù per una scala che porta a una micro bettolina sotterranea dove, sempre con l’ordinazione a pulsanti, mangiamo abbondantemente con due ciotoloni di riso coperti da arrosto per Ste e fritti misti per me.
Per digerire torniamo in superficie e ci concediamo una bella passeggiata prima in direzione Golden Gay (dove troviamo anche un bel tempietto illuminato) e poi Kabuchiko, decisamente meno osè e sconvolgente di quanto mi aspettassi.
Tornati in camera la tv sta trasmettendo il telefilm tratto dalla serie di manga GTO! Fantastico!

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Nota del giorno: in metro tutti leggono, o dormono o scancherano con il cellulare. Tutti quelli che leggono hanno il libro coperto da un’anonima sovra-copertina. Privacy o paura di rovinare il volume?


Tokyo: Asakusa, Akihabara, Shibuya

Lunedì 6 agosto


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In Giappone, vi sembrerà strano, io ci sono andata in particolar modo per i templi, perché da sempre sono stata affascinata da quelli scintoisti: i torii rossi, il contatto con la natura, le preghiere affidate agli alberi e al vento, le divinità naturali e i demoni. E poi nei cartoni animati le sacerdotesse erano sempre fighissime con i loro abiti bianchi e rossi, i loro archi magici e le loro bellissime pettinature.
Iniziamo quindi con il quartiere che conserva la storia dell’antica Tokyo quando si chiamava ancora Edo: Asakusa.
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Sotto un cielo nuvoloso iniziamo la visita dal Senso-ji e facciamo proprio tutto per bene: ci purifichiamo alla fonte con il mestolino, compriamo e accendiamo i nostri incensi crogiolandoci nel loro fumo e a quel punto una giovanissima professoressa ci aggancia chiedendoci se parliamo inglese. Neanche il tempo di rispondere che “Insomma, così così” e ci viene appioppato un timidissimo studente che inizia a parlarci del Kaminarimon, la porta del Tuono e delle leggende legate ai due Déi della guerra che la custodiscono. Alla fine ci facciamo una foto tutti assieme.


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Finita la visita al tempio inizia a piovere e non sto parlando di pioggerella estiva come la conosciamo noi, qui diluvia davvero!
Ci rifugiamo prima sotto le tettoie delle bancarelle, poi, scacciati dai negozianti, sotto la galleria di un centro commerciale dove scopriamo che comprare cose semplici come un deodorante spray non è affatto scontato visto che tutto ma proprio tutto è scritto esclusivamente in giapponese!
Anche qui veniamo agganciati, questa volta da un vecchio che cammina tutto storto che inizia a parlarci (credo) del posto dove lui ha fatto la guerra. Visto che non riusciamo a capire il nome della località (a suo parere celeberrima) alla fine ci rimprovera per la nostra ignoranza e ci esorta a studiare di più.
A pranzo ci rifugiamo in un localino da ramen e qui superiamo brillantemente la nostra prima prova bacchette.
Visto che continua a piovigginare decidiamo di andare al Tokyo National Museum che si trova nel parco di Ueno, ma, dopo aver attraversato praticamente tutto il parco, lo troviamo chiuso. Perché è lunedì e tutti sanno che il lunedì i musei di Tokyo sono chiusi!
Non ci perdiamo d’animo e con i nostri ombrelli nuovi di zecca ci dirigiamo verso la prossima tappa della giornata: Akihabara.


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Usciti dalla metro per prima cosa prendiamo la direzione sbagliata e ci facciamo una scarpinata sotto al diluvio in un quartiere anonimissimo e soprattutto deserto, poi, tornati indietro, più che altro per asciugarci le scarpe, ci facciamo otto piani di un enorme store di elettronica convincendoci che, non avendo visto altro tutto attorno, Electric City sia solo questo.
Un po’ perplessi facciamo merenda in una pasticceria della catena Vie de France dove la cameriera piuttosto che rispondere alle mie domande in inglese non ci fa pagare la consumazione (alla fine le ho messo i soldi contati in mano per salvarla dalla crisi di panico) e dove subiamo il tradimento di un dorayaki esposto in mezzo ai dolci che invece si rivela pieno di carne e cipolle XD.


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Alla fine, vagando alla ricerca della stazione della Ginza Line troviamo la vera Electric City e la percorriamo tutta entrando anche in un paio di incredibili negozi su più piani interamente dedicati ai pupattolini (action figures) dei personaggi di manga e anime. Anche qui ci sono le butta-dentro vestite da bamboline.


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Doccia poi fuori per cena, destinazione: Shibuya!
Il quartiere non delude, pienissimo di luci, suoni e colori che tanto ricordano Time Square. Ceniamo in un ristorante col bancone attorno alla cucina e i bottoni fuori per ordinare. Al nostro ingresso la cameriera lancia il suo “Irasshaimaseeeeee” imitata subito dopo dal coro dei cuochi con gli stivaloni di gomma che scolano gli spaghetti a terra.
Giro per il quartiere fra giovani vestiti nei modi più disparati, un saluto alla statua di Hachiko, un pan-di-spugna come dessert e poi a nanna.


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Nota del giorno: Prima di ogni pasto ti portano la salvietta per lavarti le mani, anche se compri il pranzo al supermarket. E all’ingresso dell’hotel c’è un dispenser di disinfettante con cui pulirsi prima di salire in camera. Quando si dice l’amore per l’igiene.


Giappone – l’arrivo a Tokyo

Ebbene si, siamo riusciti ad andare in Giappone!
E’ stata una bella avventura, a contatto con un mondo che da una parte conoscevamo attraverso i cartoni animati e i fumetti (molto più realistici di quanto non avremmo immaginato), dall’altra davvero distante dal nostro mondo come usi, costumi e mentalità.
Inizio con questo post il mio diario di viaggio, buona lettura!


PREFAZIONE
I miei viaggi più importanti hanno sempre in comune lunghe gestazioni, per motivi di ordine vario, dai soldi all’organizzazione, dalle piccole sfighe personali alle grandi catastrofi naturali.
Così doveva andare anche per il Giappone rimandato non una ma ben due volte.
Un viaggio che era già pronto e praticamente prenotato, era solo questione di mandare qualche mail, di ricontrollare qualche orario, farsi due conti in tasca e soprattutto mandare giù la paura che andasse di nuovo tutto in malora. Perché lo ammetto. Il fallimento di un viaggio complesso come questo a solo un mese dalla partenza mi ha davvero segnato e la mia scaramanzia ha toccato livelli patologici. D’altronde anche i giapponesi pare siano famosi per la loro scaramanzia, così diciamo che stavo davvero entrando nel personaggio.


Sabato 4 agosto

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Partenza nella tarda mattinata di sabato con volo Turkish Airlines Bologna-Istanbul.
Ingolosita dai racconti di viaggiatori più esperti ho voluto tentare il “solo bagaglio a mano” così, un occhio alla bilancia e alle misure e l’altro alle limitazioni della compagnia aerea, siamo partiti con due bellissimi zaini da montagna confezionati come pacchetti regalo, la custodia della macchina fotografica e la mia “piccola borsetta da donna” che in realtà pesava più degli zaini.
Il primo aereo è poco più che un autobus volante e ci ritroviamo un po’ stipati ma iniziamo a conoscere questa compagnia aerea con cui non avevamo mai volato. Note positive: la pulizia, le posate di metallo, la possibilità a ogni volo di scegliere alternative diverse dal menù consegnato alla partenza. Note negative: le hostess sono professionali ma un tantino scostanti.
In poco più di due ore siamo all’aeroporto di Istanbul e dopo un giro fra i negozi prendiamo il volo che ci porterà finalmente a Tokyo!

Domenica 5 agosto
Visti gli avvisi catastrofici della farnesina dire che ero agitata per i controlli doganali sarebbe un eufemismo e invece è andato tutto liscio. All’ingresso un puntatore laser ci ha misurato la temperatura, poi, mentre l’addetto ci graffettava il visto d’ingresso al passaporto ci hanno fatto una foto e preso le impronte. Tutto qui, nessuna domanda, via tranquilli verso il controllo bagagli.
Avendo solo gli zaini siamo stati i primi passeggeri ad arrivare e naturalmente il poliziotto ci ha fermati. Ci ha mostrato un cartoncino con foto di armi, ordigni, piante, droghe e animali di ogni tipo chiedendoci se per caso non ne avessimo nascosto qualcuno nei nostri zaini. Alla nostra risposta negativa che evidentemente non era convincente ha indicato il mio zaino e me lo ha fatto aprire. Qui ha iniziato a scartabellare fra tutti i sacchetti in cui avevo chiuso i vestiti finchè non ha avuto fra le mani quello con le mutande. Solo allora, soddisfatto, ci ha lasciati andare. Lo zaino di Ste non l’ha neanche voluto vedere, dite che sia un caso?


Prima di uscire dall’aeroporto abbiamo sbrigato le ultime formalità: il cambio dei soldi, il JR Pass, l’acquisto del biglietto N’EX+SUICA e poi finalmente via, liberi di raggiungere la metropoli tentacolare!
L’incontro con la metro di Tokyo è filato liscio come l’olio, adoro la logica immutabile delle reti metropolitane (tranne quella di Londra, ofcourse) che in ogni parte del mondo ti aprono le porte di una città solo grazie a una mappina di strisce colorate.

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Arriviamo all’hotel, il Grand Arc Hanzomon, a due passi dalla fermata omonima della linea metropolitana omonima. E’ un business hotel situato al centro della mappa del centro di Tokyo, nel quartiere degli affari e del castello imperiale. Le camere, piccine ma non costrette, sono pulite e dotate di ogni comfort e si affacciano tutte sul parco del castello.
Il giudizio sull’hotel è del tutto positivo però non rifarei la stessa scelta per questioni di spostamenti: per andare ovunque è necessario muoversi in metro inoltre la sera qui si spegne davvero tutto e se volete vedere un altro essere umano dovete cambiare quartiere.

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Fra una cosa e l’altra riusciamo a uscire che è già pomeriggio e al nostro arrivo al Yoyogi park le gothic lolita avevano già abbandonato il ponte e i rockabilly stavano facendo su baracca, burattini e stereo. Ci consoliamo con una porzione di takoyaki (le polpette ripiene di polpo) preparati al momento da un signore con bancarella, entrambi davvero, davvero molto jappi.

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Visto che siamo qui facciamo un giro per Takeshita Street dove veniamo investiti dalla folla e dalle urla stridule delle jappine butta-dentro vestite da bambole e dotate di megafoni. Poi Omotesando street con immancabile tappa a Kiddiland e ai suoi cinque piani di irresistibile morbidezza.


La sera scende presto a Tokyo e con il buio torniamo all’albergo decidendo di comprare qualcosa al Mart sotto casa e di mangiare in camera. Primo assaggio di yakitori (spiedini di carne) e di quello che rimarrà il mio dolce preferito in Giappone. Un morbidissimo panetto tondeggiante dal colore pallido delle torte rimaste crude che ribattezzeremo “Pan-di-spugna”.

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Nota del giorno.

Fuori si muore di caldo, invece in ogni ambiente chiuso, dalla metro ai negozi, la temperatura crolla a livelli polari. Sarà impossibile non prendersi un accidente.


Isola d’Elba

Come promesso, prima di staccare per le ferie (lo so, lo so, voi pensavate avessi già chiuso senza salutare…) ho aggiunto il diario di viaggio e qualche fotina della breve vacanza all’Elba.

Buona lettura, visione e naturalmente… buone ferie a tutti!

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Le Sorgenti del Dumrak in e-book

Sono appena tornata da una settimana di ferie.
Una bellissima pausa nella bellissima Isola d’Elba fatta di mare, sole, moto e relax. Vi racconterò tutto con un diario di viaggio, il tempo di liberare la scrivania dalle tonnellate di carta accumulata (in soli 5 giorni di assenza, com’è possibile? XD)
Nel frattempo vi dò una notizia, il primo libro della saga di Finisterra approda su Amazon in versione e-book e per l’occasione abbiamo realizzato anche il booktrailer.
Enjoy!


Finisterra: news, premi e presentazioni

Aggiornamento sulla situazione di Finisterra.
Dopo un’ultima session di superediting che sabato ha del tutto prosciugato le energie mentali mie e di Max, il secondo libro della saga, nella sua versione ormai definitiva, è stato consegnato nelle mani delle nostre editrici.
E’ stato un parto lungo e travagliato, più del primo, per diversi motivi che riguardano sia la lunghezza del libro (poco meno del doppio rispetto alle Sorgenti), sia la complessità della trama che finalmente entra nel vivo.
Ma abbiamo lavorato tutti sodo e bene e devo dire che siamo piuttosto soddisfatti del risultato.

In attesa del giudizio delle editrici e dell’ultima rilettura che precederà la messa in stampa, cerco il tempo per mettermi a lavorare sul terzo. Non c’è tempo da perdere!

Finisterra I, le Sorgenti del Dumrak nel frattempo raccoglie frutti e ci regala belle soddisfazioni.
Domenica scorsa nella sede del San Giorgio di Mantova Fantasy, il nostro libro ha ricevuto una menzione d’onore dalla giuria del Premio Cittadella per l’impresa di aver scritto un romanzo a dieci mani di ottima qualità. A consegnarci gli attestati nientemeno che Fabiana Redivo, una delle prime autrici di Fantasy made in Italy della prestigiosa scuderia dell’Editrice Nord.

E’ stata una bella giornata in cui abbiamo anche avuto l’occasione di conoscere altri giovani autori del panorama fantasy italiano.

Infine una segnalazione un po’ dell’ultimo minuto.
L’associazione culturale Casa Corsini ha organizzato una serata dedicata alla letteratura fantasy e ha invitato noi di Xomegap a condurre una tavola rotonda con altri giovani autori modenesi e soprattutto insieme alla nostra scrittrice più nota, Cecilia Randall, autrice della trilogia Hyperversum e di Gens Arcana.

Per chi fosse interessato e in zona questi sono i riferimenti:

Martedì 19 giugno
Ore 21
Fantasy Night 
Casa Corsini
Via statale, 83 – Fiorano (MO)