Ultime visioni

 
Avevo già visto questo film parecchio tempo fa ma ammetto che, immagino per colpa della stanchezza, quella sera me lo dormii quasi tutto.
Ho deciso di dargli una seconda possibilità, perchè la Coppola mi piace, perchè Murray e la Johansson mi piacciono… e per farmi un po’ di male guardando la Tokyo che avrei dovuto visitare la primavera scorsa, giusto giusto di questi giorni.
Felice di avergliela concessa perchè è un film divertente e dolcissimo.


Il mulino dei dodici corvi è uno dei primi romanzi letti di cui abbia memoria.
Una fiaba nera di cui non ricordavo i particolari, ma le cui suggestioni erano ancora ben chiare, anche a distanza di tanti anni.
Non sapevo neppure che ne fosse stato tratto un film e quando me lo sono trovato in tv ho deciso che non potevo perderlo.
Molto bello. Il film conserva tutta l’atmosfera del romanzo e ha letteralmente disciolto la distanza degli anni riportandomi a quando, sotto le coperte, ancora ragazzina, vivevo le vicende di Krabat e dei suoi compagni corvi.

 


Film interessante.
Per imparare cose sulla nascita della psicoanalisi, per imparare cose che non sapevo su Freud e Jung e il loro rapporto.
La Knightley è talmente brava nella sua interpretazione della follia da fare quasi paura.


L’invasione delle uova di Pasqua

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Non so se succede anche a voi ma, a quasi un mese di distanza da Pasqua, io ho ancora la casa invasa dai cocci delle uova di cioccolata.
Affinchè non si ripeta, come l’anno scorso, lo stazionamento in frigo di un tutti quei pezzetti per mesi e mesi, urge impiegarli in qualche modo.
Uno di questi può essere la Torta Cioccolatina

Ingredienti:
- 100 gr di burro
- 200 gr di cioccolato fondente
- 100 gr di zucchero
- 3 uova intere
- 2 cucchiai di farina

Niente lievito e pochissima farina, come vedete. E’ una torta che deve rimanere bassa e bagnatina, tagliata a cubetti è come un gudurioso e morbido cioccolatino.

Fate fondere a bagnomaria il cioccolato con il burro e lasciatelo raffreddare.
Nel frattempo montate le chiare a neve e i tuorli a parte con lo zucchero. A questi ultimi aggiungete la farina, sempre mescolando.
Incorporate poi le chiare e il cioccolato fuso.
Versate il composto in una tortiera imburrata e infarinata larga almeno 20 cm e cuocete in forno a 180° per 20 minuti.
Volendo alla fine si può guarnire con zucchero a velo, ma personalmente la preferisco al naturale, un po’ meno dolce.

 


Nuovi amici

Da un po’ di tempo seguo il blog di Laura e dal primo momento mi sono innamorata del suo acquario virtuale.

Oggi piove chediolamanda e tutto questo freddo&grigio rischia di deprimermi, quindi, per tirarmi un po’ su il morale, ho deciso di adottare una famiglia di pesciolini anche io.
All’inizio erano sette ma in effetti mi sembravano un po’ troppo sacrificati.
Se cliccate sull’acqua potete dar loro da mangiare, non esagerate però, che poi mi diventano obesi.
:-)


Tre giorni a Torino


A fine marzo ci siamo concessi un week-end per staccare la spina.
Tre giorni a disposizione, poco tempo per organizzare, preparare, brigare.
La meta prescelta è stata Torino, città che non avevo mai visitato e di cui tutti parlavano sempre un gran bene.
Colpa forse di aspettative eccessive devo ammettere che un pochino mi ha deluso. La città è senz’altro bella e piena di cose belle da vedere, ma non è scattato il cosiddetto “colpo di fulmine”.
Qui trovate il diario con i link utili e, non appena avrò vinto la battaglia contro la photogallery, vi farò vedere anche un po’ di fotine :D

Aggiornamento:
Vittoria! Qui potete vedere la gallery delle foto. Enjoy!


Letture di Marzo

More about Il conte di Montecristo

Alexandre Dumas – Il conte di Montecristo

E’ successo che la Newton Compton uscisse con questa bellissima collana di ultra-classici in versione integrale, morbidosa, enormous-sized, con queste copertine fumettose e caricaturali che uno mica poteva lasciarle lì. Poi c’era la super offerta a € 9,90, e quel giorno ti regalavano anche la borsetta porta-libri di lino con una delle caricature (ho preso Dante, era troppo bello XD).
E niente, è andata a finire che mi sono comprata le opere complete della Austen e lui, il Conte di Montecristo, uno di quei romanzi di cui tutti parlano bene, uno di quei classicissimi che è imperdonabile che tu non abbia mai letto.
E’ rimasto intoccato nella libreria per un tot di mesi.
Poi d’un tratto mi sono trovata a esaurire la pila di libri accatastati sul mio comodino e lui era lì che mi occhieggiava severo: “Ora tocca a me”.
Lo sapete che i sigari cubani Montecristo devono il loro nome proprio al romanzo di Dumas? Si, perché in fabbrica c’era sempre, a rotazione, uno degli operai che leggeva mentre gli altri arrotolavano foglie di tabacco. E mica leggeva un giornaletto di pettegolezzi qualsiasi, nossignore! Si leggevano romanzi e questo era uno dei loro preferiti, tanto da volerlo celebrare con un signor sigaro.
Ho iniziato a leggerlo immaginandomi questi lavoratori intenti ad ascoltare, giorno dopo giorno, come in una soap a puntate, le vicende di Edmond Dantès e ho subito capito perché era il loro preferito.
Quando mi accingo a leggere un superclassico sono sempre un po’, come dire, rassegnata. Di certo i classici lo sono diventati per buone ragioni, ma diciamo che la scorrevolezza dei testi non è proprio come quella dei romanzi moderni.
Invece da questo punto di vista il Conte è davvero fuori dal suo tempo. Agile, avventuroso, trascinante. Certo, ha anche lui i suoi momenti di “stanca”, che però in un mattone da 800 pagine sono in proporzione davvero pochi.
E dunque ve lo consiglio, anche se non amate i classici, anche se temete quel muro di pagine sottili come carta velina. Ve lo consiglio perché i personaggi di Dumas sono vivi, moderni, reali e si muoveranno letteralmente davanti ai vostri occhi come se fossero lì con voi nella stanza. E l’intreccio con cui l’autore lega i destini di tutti loro è deliziosamente intricato, complesso, machiavellico.
Non vi pentirete del tempo passato con lui.

More about Venivamo tutte per mare

Julie Otsuka – Venivamo tutte per mare

Libricino che ha attirato la mia attenzione per la copertina che ritrae una fanciulla giapponese con lunghissimi capelli sciolti. Lo sapete che ultimamente ho la fissa per il Giappone.
Però questo è un libro che parla dei giapponesi che emigrarono in America all’inizio del secolo scorso e quindi non proprio del Giappone.
Acquisto felice.
La scrittura è una specie di esperimento. E’ tutto narrato con una voce corale, proprio come se i fantasmi di tutte quelle donne (si, è un romanzo tutto femminile) fossero lì attorno a te a sussurrarti le loro storie, i loro sentimenti, i loro dolori e le loro gioie. Attraverso gli anni e lo spazio.
L’effetto è affascinante e coinvolgente.
Bello.

More about La collina dei conigliRichard Adams – La collina dei conigli

Frequentando un po’ i gruppi di anobii questo titolo che non conoscevo (ebbene si) è uscito più di una volta in quelle classifiche del tipo “il libro più bello che avete letto”, “il libro della vostra infanzia a cui siete più legati”, “un libro fantasy che vi è piaciuto” eccetera.
E’ una fiaba che parla di conigli, ambientata in Inghilterra. Nell’aletta della copertina si paragona Adams a Tolkien. Tutti quelli che ne parlavano lo facevano con toni trasognati.
Avevo altissime aspettative per questo libro.
Purtroppo ammetto di averlo trovato un po’ noioso, diciamo lento và, che è meno brutto come termine.
La fiaba è bella ed è facile per me immaginare una mamma con il figlio sotto le coperte a leggerlo insieme a voce sussurrata. La mamma dovrà semplificare qualche termine un po’ troppo aulico o retrò al suo piccino del nuovo millennio, ma sono certa che per entrambi l’esperienza sarebbe molto piacevole.
Ho apprezzato invece moltissimo il linguaggio, non tanto per le invenzioni della lingua “lapina” quanto proprio per le parole scelte dall’autore per descrivere la campagna inglese e le sensazioni dei suoi coniglietti. Ricercata, preziosa, di innegabile valore.

 

 


Zucchine gratinate


Primavera alle porte.
L’aria si intiepidisce e si è presi dall’improvvisa voglia di scrollarsi di dosso l’inverno, il freddo, i chili di troppo.
La settimana scorsa, presa da questo folle raptus salutista che mi coglie almeno un paio di volte l’anno, ho comprato un sacco di verdura. Io che per la verdura non sono proprio mai andata matta. Anzi.
E niente, ieri sera c’erano queste due zucchine che stazionavano sul fondo del cassettone del frigo.
Mia nonna usava la zucchina come termine di paragone per le persone non troppo sveglie o di non particolare spessore.
“T’è propria un sucàt”, pronunciato con la esse dura, parente della zeta, tipo staffilata.
Eppure con le zucchine si possono cucinare un sacco di piatti. Per esempio i fiori di zucca impanati e fritti, ecco, che però non sono particolarmente dietetici, oppure gli involtini di zucchina con la pancetta, che però non sono particolarmente “detox”.
Alla fine sono stata brava e mi sono limitata a cucinarle in modo sano, senza carne e senza grassi aggiunti.


Ingredienti:
zucchine
parmigiano reggiano
pan grattato
sale e pepe

Tagliate a metà per il lungo le vostre zucchine dopo averle private delle estremità. Con un cucchiaino da caffè svuotatele a mò di canoa e frullate la polpa in una ciotola a parte. Aggiungete alla purea così ottenuta il formaggio grattugiato, un po’ di pane, sale e pepe.
Riempite le barchette con il composto, ponete le zucchine in una terrina su un foglio di carta da forno appena appena spennellato d’olio e spolverizzatele con un altro po’ di pane.
Forno a 180° per 45 minuti. Servire calde.


E poi dicono…


…che fare lo scrittore non dà da mangiare.


Alla cena di fine corso i ragazzi ci hanno regalato questa magnifica sorpresa.
Grazie, davvero di cuore, è stato emozionante.
Ed era anche buonissima! ^__^


Buk e l’esordio di Finisterra


Con molto ritardo approdo al blog per parlarvi della prima presentazione ufficiale di Finisterra I, Le sorgenti del Dumrak, il primo volume della nostra trilogia fantasy.
Rinviata causa neve, si è svolta domenica scorsa, nella bella cornice del Foro Boario di Modena, all’interno di BUK, fiera della piccola e media editoria.
Anche quest’anno tanti espositori, tanti eventi e, grazie a due giornate decisamente primaverili, moltissimo pubblico.
La presentazione è andata benissimo!
Gli spettatori sono stati moltissimi, tanti da doversi addirittura assiepare in piedi all’interno della sala. Non ci credete? Vi allego subito la testimonianza fotografica.


A parte gli scherzi, davvero non ci aspettavamo una partecipazione così calorosa e colgo l’occasione per ringraziare tutti.
In risposta alla brillante intervista della nostra presentatrice Eliselle abbiamo parlato del mondo di Finisterra, della nascita del progetto e di come piano piano ha preso vita fino ad arrivare al volume cartaceo. Con noi era presente anche Solange Mela, di Edizioni Domino.


L’emozione da parte nostra era tanta ma credo che il pubblico sia rimasto soddisfatto e soprattutto incuriosito visto che al termine della presentazione i nostri libri sono letteralmente andati a ruba! Tanto a ruba che, ve lo svelo in anteprima, è già stata prevista una prima ristampa del volume.


E’ stata una giornata esaltante sotto tanti punti di vista, oltre che per il successo della presentazione anche per le novità che ne sono derivate. Due su tutte.
Direttamente di fronte al pubblico e senza che noi ne sapessimo nulla, Edizioni Domino ha annunciato l’uscita del secondo volume di Finisterra non per l’inizio del 2013 (si era parlato della prossima edizione di BUK) ma bensì per Natale 2012, per non lasciare il pubblico orfano troppo a lungo della nostra saga.
A parte il tracollo iniziale che ci ha colpito tutti (le nostre espressioni facciali hanno parlato per noi) è una bella sfida a cui di certo non ci sottrarremo.
La seconda novità riguarda l’iscrizione di Finisterra al Premio Cittadella dedicato al fantasy italiano. Una dimostrazione di fiducia da parte delle nostre editrici che ci riempie di orgoglio.


Sempre riguardo alla presentazione vi invito a leggere il reportage di Adriana Comaschi e i tweet di Lara (che ringrazio per la “diretta-on-line” che ci ha regalato).
Colgo l’occasione anche per segnalarvi alcuni articoli comparsi su stampa e rete che vedono protagonista il nostro romanzo. Ne parlano Marco Giorgini, La zona morta, Vivo e Stradanove.
Marzo sarà un mese ancora ricco di presentazioni, per sapere dove e quando vi invito a seguirci sul nostro blog e sulla nostra pagina Facebook.


Un regalo


Per tutti coloro che amano i libri


Letture di Febbraio


More about Nel segno della pecora

Haruki Murakami – Nel segno della pecora

Non posso dire che Murakami sia uno dei miei autori preferiti.
Però quando vado in biblioteca e scorgo il suo nome sugli scaffali mi assale la terribile tentazione di provarne un altro.
I suoi libri sono onirici in tutti i sensi.
Per i temi trattati, sempre con un piede in un mondo altro, per il ritmo della narrazione e i pensieri dei personaggi, sempre così rarefatti.
Nel segno della pecora mi è piaciuto particolarmente perchè l’intreccio fra le vite dei personaggi, l’intersecarsi di spiriti, fantasmi ed esseri umani e i paesaggi rurali del Giappone del nord mi hanno davvero coinvolta.
Mi è riuscito più semplice, questa volta, immergermi del tutto nel sogno dell’autore.
O forse sto cominciando a capire come funziona.


More about Ti trovo un po' pallida

Carlo Fruttero – Ti trovo un po’ pallida

Questo è un librino davvero piccino.
In più la narrazione vera e propria occupa meno della metà delle pagine perché “Ti vedo un po’ pallida” è solo un racconto.
Una ghost story, per la precisione.
Il racconto è molto carino, scritto con cura, simpatico. L’architettura che porta al colpo di scena finale non è proprio perfetto ma si può perdonare.
Quello che mi ha lasciato perplessa è stato il fatto che, per confezionare un oggetto da poter chiamare “libro” sono state aggiunte pagine riempite di spiegazioni e articoli. Alcune cose fra l’altro le avevo appena lette in “Mutandine di chiffon”.
Se lo avessi comprato la cosa mi avrebbe dato non poco fastidio.

 

More about Il mangianomi

Giovanni DeFeo – Il mangianomi

La fiaba del Mangianomi (perché di fiaba noir si tratta) scorre veloce sotto agli occhi del lettore, e presto ci si accorge che lo fa persino troppo, vista la mole del libro restante.
Presto l’arcano si svela: il Mangianomi infatti è solo una delle due fiabe di cui il tomo è composto.
La seconda, il Contaombre, si collega strettissimamente alla prima in quanto seguito delle vicende narrate e, nonostante lo scetticismo che mi aveva colto all’inizio, lo fa con eleganza, finendo per chiudere il cerchio.
Bello, devo proprio dirlo.
Lo stile è quello senza tempo delle fiabe classiche, molto difficile da usare con credibilità e autorità, ma DeFeo ci si muove a proprio agio e l’effetto è bellissimo.
L’ambientazione è italica: di nomi, di fatto, di storia e geografia e questo aumenta il fascino dell’opera perché nel panorama della letteratura fantastica (anche italiana) si tratta di “cosa nuova”.
Il romanzo guadagna molti punti anche grazie alla psicologia dei personaggi: profonda, complessa, curata. Queste figure dipinte a tinte vivaci davanti agli occhi del lettore come in un affresco vivente non sono affatto stereotipi bidimensionali, ma tutti, anche i comprimari, hanno una mente e un cuore che li spinge ad agire e sono moderni, molto più di quanto l’ambientazione suggerirebbe.
Bella la fantasia, affascinanti le creature, commovente il legame fra uomo e animali.
Insomma, davvero un’opera ben riuscita, davvero una storia notevole, un sincero chapeau all’autore.