Ricordi, tradizioni e tortelli di zucca

Uno dei ricordi più forti della mia infanzia è legato a mia nonna materna.

Era domenica, era sempre di domenica.

Io seduta sul vecchio divano di legno e vimini con i gomiti appoggiati sul tavolo intenta a osservare mia nonna mentre faceva la sfoglia.

La farina al centro del tagliere di legno, sapientemente disposta a formare un vulcano bianco. Le uova fatte cadere al centro del vulcano, sbattute un po’ con la forchetta, con quel velocissimo movimento di polso.

E poi la magia.

Quella danza di gomiti, mani e fianchi che in pochi minuti trasformava due ingredienti separati e distinti in una meravigliosa, gialla, profumatissima palla di pasta.

Il sapore della pasta all’uovo cruda è ancora uno dei miei preferiti. Nonostante oggi ci sia lo spettro della salmonellosi che vorrebbe impedirci di mangiarla, il gesto di ficcarsi in bocca di nascosto gli scarti di quella delizia appena uscita dalle mani della nonna era una delle cose più belle del mondo.

 

Da noi questo fine settimana è decisamente arrivato l’autunno.

Piove e c’è freddo e, rinchiusi in casa, torna la voglia di cucinare.

E allora ieri ho comprato la zucca, regina dell’autunno, e stamattina ho chiamato mia madre per ripassare tutti i passaggi della ricetta.

E, mentre la zucca cuoceva in forno, anche io ho tirato fuori il mio tagliere di legno, ho infilato il grembiule e ho preparato il mio vulcano di farina bianca.

E, sotto le mie mani, si è ripetuta l’antica magia.

Pronta la pasta la realtà ha iniziato a scostarsi dal ricordo, perché a me decisamente manca ancora un po’ di manualità e di esperienza.

Mia nonna era veloce, tirava la pasta in modo perfetto usando solo il mattarello (la canella come si dice da noi) mentre io mi son fatta aiutare dalla macchina a manovella.

La zucca era buona (ci vuole della fortuna) e il pesto è risultato dolce al punto giusto.

Poi è seguita la corsa per chiudere i fazzoletti di pasta prima che si seccasse, la misura presa “a occhio” per la giusta quantità di pesto da mettere in ogni tortello e il meraviglioso gesto di arrotolare il triangolo attorno al dito indice per poi stringerlo con il pollice.

I vassoi di cartone su cui mia nonna appoggiava i tortelli ad asciugare erano dei piccoli eserciti di soldatini perfettamente uguali l’uno all’altro con la loro bella punta all’insù.

I miei non sono risultati proprio tutti così uguali e ordinati, ma devo dire che la soddisfazione dopo un’intera mattinata di lavoro è stata grande.

 

E poi i miei tortelli hanno superato la prova della cottura (non sono andati, come si dice, “in acqua” – succede quando la pasta non è chiusa bene e, bollendo, i tortelli si aprono perdendo tutto il loro ripieno -) e, impiattati con burro, salvia e parmigiano hanno superato anche la prova dell’assaggio.

Un buon autunno anche a voi.


Sorry, Comments are closed.