Il sentiero di legno e sangue

Un libro piccino, una novella breve, forse persino troppo breve.
Tarenzi ci getta in un mondo, che poi scopriremo essere il nostro, solo nel futuro, pieno di orrori e incubi. Lo stesso protagonista ci si risveglia di soprassalto chiuso nel corpo di un indistruttibile burattino di legno.
Si, nella storia ci sono dei rimandi alla fiaba di Pinocchio: riconoscerete facilmente il Gatto e la Volpe, Mangiafuoco, il Grillo Parlante, la Fata Turchina, Geppetto e persino la Balena ma, sinceramente, credo che questa storia abbia abbastanza poco a che spartire con quella di Collodi.
La trama si dipana velocemente dallo shock iniziale al bel finale come una specie di corsa, o meglio, di fuga, ed è difficile non lasciarsi trascinare.
L’impressione che ho avuto mentre stavo leggendo il libro è stata quella di avere fra le mani un oggetto prezioso. Una cosa “fatta bene”, un’opera composta secondo le regole classiche, ma nello stesso tempo una storia nuova. Qualcosa finalmente di diverso.
E’ pur vero che io non ho mai letto nulla di genere new weird ma, da quel poco che ho capito di questa nuova etichetta appioppata alla letteratura fantastica, forse gli elementi weird che ci sono in questo libro sono quelli che mi sono piaciuti di meno.
Lo splatter non mi ha mai entusiasmato quindi, per quanto riguarda le visioni dell’autore: un 8 alle scenografie e ai personaggi e un 5 ai mostri cuciti con pezzi di uomini, animali, cose.
Credo che cercherò altri libri di Tarenzi, primo perché la sua fantasia mi ha incuriosito e poi perché il suo stile è assolutamente impeccabile, cosa che gli fa guadagnare da parte mia molta molta ammirazione.
 

 


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