Porco Rosso

Questo film è stato realizzato da Miyazaki nel 1992.
Pur essendo ambientato in Italia, con protagonisti e personaggi italiani, non è mai stato né tradotto né distribuito nel nostro paese fino al novembre scorso. La distribuzione poi è stata veramente limitata, tanto che, per esempio nel mio caso, il cinema più vicino dove il film è stato proiettato era a più di 50 km di distanza, e, naturalmente, non è durato più di una settimana.

Però poi la settimana scorsa mi è arrivata la programmazione del cinema con cui ho l’abbonamento e, sorpresa sorpresa, nella serata speciale dedicata all’“Altro cinema” (cosa significhi questa etichetta nello specifico non ve lo so proprio dire…) eccolo qui.
Fra parentesi, le richieste di prenotazione sono state talmente tante che la direzione ha dovuto cambiare sala al film assegnandogliene una più grande…
 
Tornando a noi.
Un film abbastanza anomalo per Miyazaki.
Primo perché è ambientato in Italia (i tricolori spuntano un po’ dappertutto, i personaggi hanno nomi italiani e alcuni sono personaggi storici realmente esistiti e poi i vari cartelli, etichette, insegne sono tutti scritti in italiano – e questo la dice lunga sulla cura che il regista mette nelle sue opere).
Poi perché è chiaramente riferito a un preciso periodo storico e a una precisa situazione sociale e politica (gli anni venti/trenta, il fascismo e la recessione), infine perché, sia per quest’ultimo motivo che per l’intreccio di rapporti che c’è fra i vari personaggi, l’ho trovato un cartone animato molto più “per adulti” che “per bambini”.
Per intenderci, i bambini possono senz’altro godere dei disegni morbidi e rassicuranti soliti di Miyazaki, dei personaggi buffi e divertenti, della dolcezza di cui lui riesce a impregnare sempre le sue storie senza essere mai stucchevole.
Però questo è un film che parla della guerra, che non può mai essere dimenticata da chi l’ha vissuta, che ti obbliga a sentirti in colpa per essere sopravvissuto, magari unico fra tutti i tuoi amici e compagni, che parla di amore fra persone adulte, che parla di lavoro che manca e quindi di emigrazione, e ancora di persecuzioni da parte del regime, delle donne che lavoravano al posto dei mariti lontani e di tante cose che già una della mia età ha solo sentito raccontare dai nonni.
A me è piaciuto molto; certo mi è dispiaciuto un po’ non potermi di nuovo cullare nelle ambientazioni dolci e fantastiche solite di Miyazaki, ma d’altra parte credo che questo film mi abbia fatto ancor più apprezzare questo incredibile regista capace di stupirmi ogni volta, in un senso o nell’altro.
L’ambientazione italiana ha un sapore agrodolce al mio palato, ma sono molto felice che non sia stato usato nessun clichè sminuente per il nostro bel paese e che invece l’abbiano fatta da padrone i bellissimi paesaggi dell’Adriatico (soprattutto dalla parte della costa dalmata), la forza d’animo delle donne italiane e il vino (immancabile su ogni tavola dell’intero lungometraggio).
Rimane in sospeso la questione del perché il protagonista, di ritorno, unico sopravvissuto, da una missione aerea della prima guerra mondiale, sia stato trasformato in un maiale antropomorfo.
Su wikipedia vengono presentate diverse teorie; a me piace quella, sottolineata dal fatto che Marco ripeta spesso che sono sempre i migliori a non tornare, che il suo apparire come un maiale sia in realtà la sua vergogna per non essere morto onorevolmente insieme ai compagni. Incanto che poi verrà spezzato dall’amore incondizionato di una ragazzina che lo farà sentire di nuovo “un uomo degno”.
 
Ultime due cose.
Questo film è una vera e propria dichiarazione d’amore del regista a tutto il mondo che ruota intorno al volo e agli aeroplani. Suo padre aveva una fabbrica di componenti per aerei, lo studio Ghibli è stato chiamato così in onore di un motore di aeroplano, il volo è quasi sempre presente, in qualche modo, nei suoi cartoni e in questo film, infine, si riesce proprio a toccare con mano la passione di Miyazaki per questo argomento e non ci si può esimere dall’amarlo a nostra volta almeno un po’. Personalmente trovo che questo processo di “trasmissione di passione” fra autore e pubblico sia sempre un piccolo miracolo.
Infine vi segnalo una scena. Quella in cui Marco deve separarsi suo malgrado da tutti i compagni caduti.
Pura poesia.
Come solo Miyazaki riesce a renderla.


One Response to "Porco Rosso"

  • I maiali antropomorfi mi ricordano La Fattoria degli Animali. Ma questa è un'altra storia.
    Un saluto
    Massimo

    1 commediorafo said this (14 gennaio 2011 at )