DVD e Cinema

Premessa.
Io abito in collina e nel mio paesino, al tempo della televisione “solo analogica” per poter ricevere i canali televisivi “standard” era necessario dotarsi di antenna parabolica.
Però io ho comprato casa lì quando già era arrivato il “miracolo” del digitale e, senza il bisogno di acquistare la parabola, dopo diversi aggiustamenti dell’antenna normale e portando pazienza nei giorni di pioggia o neve che misteriosamente oscuravano il segnale, riuscivo a vedere più o meno tutti i canali.
Poi è arrivato lo “Switch off” e la RAI è sparita per sempre, seguita a ruota da LA7, LA7D, MTV, IRIS eccetera.
Indovinate quali sono gli unici tre canali sempre presenti e perfettamente ricevuti?
Beh, oltre a tutti i canali in nero di Mediaset Premium, per cui ovviamente non ho nessun abbonamento.
In definitiva io sono praticamente senza tv ma, tenendo conto che a oggi i palinsesti televisivi sono veramente scarsi, ho deciso che tutto sommato non era una perdita così terribile.
Così sono andata a ricaricare la tessera del videonoleggio e quella del cinema.
 
MANGIA, PREGA, AMA.
E’ la storia di Liz, scrittrice NewYorkese sposata da poco, benestante, bella, piena di amici che però scopre di non essere affatto soddisfatta della sua vita e decide di mollare tutto e tutti per un anno.
Per prima cosa chiede il divorzio al marito e poi compra tre biglietti aerei: uno per l’Italia, uno per l’India e uno per Bali.
Il film è tratto da un libro che racconta il percorso di una giovane donna alla ricerca del suo equilibrio attraverso la riscoperta del piacere del cibo, la scoperta della preghiera e infine l’incontro con il vero amore.
L’idea mi aveva intrigato subito e mi dispiacque, al tempo, essermi persa il film al cinema.
Purtroppo devo ammettere che non mi ero persa niente, perchè è risultato piuttosto noioso.
La parte riguardante l’Italia è infarcita dei soliti luoghi comuni sul nostro paese tanto cari agli Americani, ma alla fine risulta essere il capitolo meno lento.
Quella ambientata nell’ashram in India è abbastanza inaffrontabile ritmicamente parlando e si salva solo per un paio di immagini dai colori potenti.
Nell’ultima tappa potremmo essere in qualunque altro film della Roberts in cui lei interpreta, come sempre, l’eroina prima disperata e poi innamorata.
In questo film però Julia (che a me sinceramente non dispiace affatto nelle commedie) mette da parte il suo smalto brillante risultando come impacciata, ingessata, persino più sciupata fisicamente.
Il film avrebbe potuto essere un sacco di cose: brillante, divertente, riflessivo, avrebbe potuto regalarci emozioni dal punto di vista fotografico, paesaggistico, suggestivo. E invece quasi nulla.
Un peccato.
Forse un giorno proverò a vedere se la colpa è tutta del regista o proprio del libro.
 

PARTO COL FOLLE.
Dopo la delusione del dvd volevo rifarmi. Avevo voglia di una commedia. Di passare due ore divertenti e leggere. Di rilassarmi.
E per fortuna questa volta ho centrato il film giusto.
L’architetto Peter Highman deve tornare a Los Angeles dalla moglie che sta per partorire. L’incontro-scontro con l’aspirante attore Ethan Tremblay però lo fa finire su una lista no-fly e lo costringerà ad attraversare il paese in auto insieme allo strambo figuro e al suo cane Sammy.
Parto col folle è una commedia on the road decisamente ben riuscita.
E’ divertente, nel senso puro e vero del termine. Perché davanti a molte scene si ride proprio di gusto e i due protagonisti/antagonisti ci regalano davvero una bella interpretazione, accompagnata da sapienti inquadrature del fantastico bouledogue Sammy.
Ma è anche piacevole per la bella fotografia, per gli sconfinati paesaggi americani e per le belle inquadrature aeree.
Apprezzabile infine la sottile malinconia da cui è pervaso, che riguarda si, in qualche modo, la fine della giovinezza spensierata e il dover diventare adulti prendendosi le proprie responsabilità, ma anche lo sguardo realistico con cui il regista smonta i miti dell’America vista sempre come una specie di Eldorado.
Lo consiglio.

 


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