New York per caso – Harlem e The Cloisters

Oggi è domenica e il programma prevede un giro in mattinata ad Harlem per cercare una messa gospel e la visita alla “succursale” del Metropolitan Museum sito nella parte più settentrionale di Manhattan.
Facciamo colazione allo SBARRO che c’è all’angolo subito fuori dall’hotel con due muffin sproporzionati e un the e un caffè dalla temperatura molto vicina ai cento gradi.
Un giro veloce all Tourist Information di Times Square, dove la famosa palla del countdown capodannesco viene conservata per gli altri 364 giorni e dove c’è una piccola mostra dedicata a Broadway.
 
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Iniziando a prendere un po’ confidenza con lo stradario a griglia di New York, alla ricerca della fermata della linea arancione, ci imbattiamo nel Rockfeller Center con i suoi imponenti grattacieli, le sue belle statue di Prometeo e Atlante e con un fantasmagorico negozio della LEGO attraversato da un infinito dragone (fatto di Lego, of course).
 
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Compriamo la nostra metrocard, abbonamento settimanale valido per treni e autobus e  arriviamo fino ad Harlem, dove seguiamo l’itinerario a piedi consigliato dalla Chat@win attraverso questo quartiere che ci è apparso ordinato, pulito e tranquillo. Le tipiche case di mattoni rossi con scale antincendio e porte sopraelevate rispetto alla strada ci hanno ricordato tanto i telefilm degli anni ’80 come i Robinson.
 
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Davanti alle numerose chiese i fedeli in abiti eleganti iniziavano già a entrare per la messa, accolti uno a uno dalla stretta di mano del pastore.
Ammiriamo l’elegante struttura del campus della Coumbia University, attraversiamo il parco di St. Nicholas e arriviamo alla chiesa più famosa per il suo coro, l’Abyssinian Baptist Church. La fila di turisti in coda per entrare è lunga tanto quanto un block quindi abbandoniamo l’idea e ci limitiamo a sbirciare i “veri” fedeli, che qui sono ancora più eleganti.
 
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La voglia di assistere a una messa gospel però è rimasta.
Ci ritroviamo davanti alla Salem United Methodist Church dove campeggia il bel cartello “Everybody’s welcome”, insieme a una coppia di turisti francesi, con il pastore che ci invita a entrare. Visto che non resteremo fino al termine della funzione (che dura più di tre ore) chiediamo di poterci fermare dietro alle vetrate del corridoio di ingresso, ma una gentile “big mama” ci dice di di sederci negli ultimi banchi, così potremo andarcene senza disturbare.
La chiesa è enorme e assomiglia molto a un teatro. Sul muro vengono indicati i salmi del giorno con cartelli di legno appesi a ganci uguali a quelli usati nelle partite di baseball per segnare i punti.
La funzione inizia con gli avvisi e si parla di chi si è sposato, di chi ha bisogno e di chi può fare cosa per chi. Le comunità qui devono essere molto unite.
Quando il coro attacca capiamo perché la chiesa è semivuota e ci sono pochi turisti… in effetti non è un granchè, però si impegnano un sacco e il capocoro è una copia esatta anche se più secca di James Brown.
Lasciata Harlem riprendiamo la metro in direzione nord, scendiamo alla fermata Cloisters e, visto che il tempo tende al grigio piovigginoso, aspettiamo l’autobus che dovrebbe portarci al museo. Dopo pochi minuti ci stanchiamo di aspettare e ci avviamo a piedi attraversando un bel parco che di sicuro durante la fioritura e con il sole deve regalare begli scorci.
Consiglio pratico: questo museo è fratello del MET ed è compreso nel carnet del NYC Pass. La mia idea era di acquistare il carnet qui, ma ho scoperto che non è possibile. Inoltre la visita è gratuita solo presentando la spilletta giornaliera del MET, quindi per risparmiare l’unica scelta è di visitare entrambi i musei nello stesso giorno (anche se personalmente, viste le dimensioni e la distanza fra i due, non lo ritengo troppo fattibile).
The Cloisters è un vero e proprio chiostro fatto a pezzi e portato qui dall’Europa, riempito con cimeli di arte medievale, dall’arte sacra a quella militare, dai quadri ai calici, dalle sculture ai codici miniati, dalle armature ai crocifissi.
 
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Tutti i reperti sono stati acquistati da facoltosi americani in un’Europa affamata dalle guerre mondiali. E’ stata addirittura portata qui un’intera abside affrescata.
Per il ritorno verso Midtown decidiamo di provare l’autobus ma, dopo venti minuti e pochissimi chilometri percorsi (causa traffico e fermate poste ogni dieci metri) siamo scesi e ci siamo riaffidati alla metropolitana.
Dopo un veloce pranzo da McDonald (quantità di ghiaccio nel bicchiere a parte molto simile allo standard europeo) abbiamo dedicato il resto della giornata fra H&B e Macy’s. Niente shopping, solo un veloce giro di ricognizione in questi due templi dell’acquisto sfrenato.
Per cena siamo usciti tardi e abbiamo seguito il consiglio dei turisti internettiani andando da Virgil’s BBQ, sempre nei pressi di Time Square.
Porzioni giganti, carne buona e servizio simpatico.

 


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