New York per caso – Midtown

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Stamattina il cielo è grigio e le nubi si ingoiano le cime dei grattacieli.
Colazione da Starbucks, dove ci viene subito insegnato che a New York devi essere veloce, di movimenti e di comprendonio, sennò la gente che va di fretta si innervosisce.
Essendo i pochi tavolini già occupati consumiamo il nostro croissant camminando verso la prima destinazione della giornata: il MoMa. (il the no, non riuscirò a berlo, perché nel tempo occorso ad arrivare a piedi fino al museo la sua temperatura nucleare non è diminuita neanche di mezzo grado).
Finalmente acquistiamo il nostro NYCPass, un carnet di biglietti valevoli per le principali attrazioni della città che vi risparmieranno alcune code e qualche dollaro rispetto alla somma dei singoli ingressi ($ 79,00).
Sul museo in sé non sto a dilungarmi, vi deve interessare l’arte o, in questo caso, almeno il design. Io l’ho trovato molto bello e ben strutturato. In compenso vorrei consigliare a tutti almeno una visita nei due stores del MoMa (uno si trova dall’altra parte della strada). Vi si possono acquistare libri d’arte e oggetti di design, dai giocattoli, all’elettronica, all’oggettistica per la casa.
Io avrei comprato tutto. Peccato un po’ per i prezzi non sempre accessibili.
 
Pranzo in una bella brasserie scovata durante la passeggiata che dal museo ci porta sulla 59° dove inizia Central Park. Concediamo solo una breve contemplazione al parco più famoso del mondo, torneremo a esplorarlo nei prossimi giorni, scegliendone uno con un tempo migliore.
Raggiungiamo la 5° avenue e iniziamo il nostro tour che ci porterà a vedere tutti i “classici” di Midtown.
Si comincia dall’Apple Store con il suo bel cubo di vetro e l’allestimento posto sotto al livello della strada. Gli appassionati avranno il loro bel daffare per provare tutte le novità tecnologiche. Comoda una visita anche nel caso vi serva una connessione internet gratuita.

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Si prosegue con il negozio di giocattoli FAO Schwarz, quello della celeberrima scena del pianoforte gigante nel film Big con Tom Hanks. Il piano c’è ancora e insieme a lui tre livelli di giocattoli, dolciumi e peluches. Un paradiso. Qualunque età abbiate uscirete da qui con il sorriso stampato in faccia e avrete l’irresistibile tentazione di fare una foto insieme al soldatino di piombo in carne e ossa che, oltre a essere il simbolo del negozio, fa anche da usciere all’ingresso.
Pochi passi e sarete davanti a Tiffany & Co., proprio dove Audrey guardava le vetrine e passeggiava in abito nero interpretando Holly in Colazione da Tiffany, il luogo dove, come diceva il personaggio “Non può accadervi nulla di male”.
E il bello di New York è che anche noi turisti in sneackers possiamo entrare da Tiffany, sbirciare i gioielli che non potremo mai comprare e farci portare su e giù in ascensore da un gentilissimo signore in livrea, perché nessuno vi giudicherà, o perlomeno nessuno vi darà l’impressione di farlo. A me questo aspetto dei newyorkesi, sia che si trattasse di commessi sia di passanti, è piaciuto un sacco.
Proseguiamo la nostra discesa della 5th ammirando la pacchiana imponenza della hall della Trump Tower, l’elegante austerità new-gotica di St. Patrick, la labirintica complessità del Rockfeller Center e la maestosità della facciata della Public Library (purtroppo chiusa al pubblico a causa di una qualche manifestazione).
Abbandoniamo la quinta avenue girando a sinistra e imboccando la 42° strada.

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Qui si trovano la bellissima Grand Central Station, pulitissima e sfavillante nei suoi marmi e nel suo soffitto stellato, con le fiumane di persone a ogni ora del giorno e con i suoi passaggi dalle basse volte a crociera.
Proseguendo in direzione dell’East River incontrerete prima il celebre Chrysler Building dall’inconfondibile guglia e infine la sede dell’Onu che noi, visto ormai l’orario, abbiamo trovato chiusa.
Raggiunta l’altezza della 49th l’abbiamo percorsa tutta fino all’hotel attraversando prima un parco alberato pieno di statue di bronzo e argentate, poi la zona in cui sono raccolti tutti i gioiellieri e venditori/compratori d’oro di Manhattan.
Siamo distrutti. Cena in camera acquistata dal Deli 24h proprio sotto l’albergo.

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