The Iron Lady


Non ho mai amato studiare la storia dei testi scolastici.
Date, nomi, elenchi infiniti di guerre e alleanze e accadimenti srotolati su quelle pagine, non avevano per me la minima attrattiva.
Mi interessavano gli usi, i costumi, sapere come era cambiata la società, come viveva la gente.
Ma la Storia (quella con la S maiuscola) non era proprio la mia materia preferita. Soprattutto quando si arrivava a studiare quella contemporanea (ma in questo, i programmi ministeriali che arrancavano si e no fino alla seconda guerra mondiale, un po’ mi erano alleati).
Però amo molto i romanzi storici e le biografie.
Un controsenso?
Forse, conoscendomi non me ne stupisco; fatto sta che la Storia vista attraverso la vita di un singolo personaggio, vista come sfondo alle sue vicende private, o attraverso i suoi occhi, per me acquista subito molto più fascino.
Come per i libri vale per i film, così eccomi in sala a vedere the Iron Lady, biografia della signora Thatcher.
Il film è diverso da come ce lo si poteva aspettare.
La vicenda è narrata attraverso i ricordi spezzettati e abbastanza caotici della protagonista affetta dal morbo di Alzheimer.
Non è una narrazione lineare. Non è una narrazione approfondita. Soprattutto, la Storia che ero venuta a cercare qui trova solo piccolissime finestre a cui affacciarsi, poco chiare, mescolate, con pochi riferimenti a cui poter aggrappare la memoria.
E’ una narrazione molto intima, che parla della donna, non del politico. Di una donna che alla fine della vita è tormentata da rimorsi, inorgoglita dai successi, circondata dai fantasmi e, tutto sommato, molto, molto sola.
Un film comunque piacevole, in cui si rende poca giustizia alla forza e alle azioni che hanno caratterizzato l’unica donna che sia mai stata Primo Ministro in Gran Bretagna mostrando invece il suo lato privato e familiare che lei stessa per tutta la sua vita ha sempre messo in secondo piano.
Questo non mi rende chiaro se l’intento della regista fosse di fare un omaggio o una critica a Lady Thatcher.
Nota positivissima, il cast.
L’intero film è un lungo one-woman-show di Maryl Streep.
L’attrice è assolutamente fenomenale nel trasformarsi, nel diventare davvero, a tutti gli effetti, Margaret Thatcher. Ogni particolare è curato e studiato: le espressioni del volto, i tic, la postura, anche la voce e l’accento (per questi ultimi mi fido dei commenti trovati in rete).
Personalmente, anche se un po’ messi in ombra dalla Streep, ho apprezzato molto anche le interpretazioni del marito (sia vecchio che giovane) e della giovane Margaret.


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