Ritorno a Sanremo


Erano anni che non guardavo Sanremo.
Non sono una grande appassionata di musica leggera italiana, ma la mia astensione dal festival era dovuta a un problema di ordine pratico: dove abito il segnale analogico della RAI non arrivava, e neanche con il digitale la cosa era migliorata più di tanto.
Ma quest’anno ci siamo evoluti con la parabola e, complice una programmazione televisiva ancor più deprimente del solito, ho dato un’occhiata a tutte le tre serate.
La prima sera ho resistito fino all’arrivo di Celentano, ma non ho retto neppure fino a metà del suo lunghissimo intervento.
La seconda sera mi sono fermata, non per protesta ma perché avevo altro da fare, alla farfalla di Belèn.
Ieri sera invece ho ascoltato tutte le performance canore.
Era la serata dei duetti.
Non so se sia un’usanza ripescata solo per questa edizione o se la tradizione abbia resistito negli anni, ma io dei duetti artista italiano/artista internazionale di Sanremo ho un ricordo che risale a parecchi anni fa. E ricordo che a mia madre non piacevano.
Ieri sera mi sono sentita molto mia madre.
Oggettivamente, almeno fino a metà serata, lo spettacolo è stato ben misero, con accoppiate improbabili, ospiti che parevano scelti per il loro basso costo, duetti canori male organizzati, non provati a sufficienza forse.
Insomma, a livello di spettacolo una cosa piuttosto triste.
Il tutto peggiorato da un Morandi che sembrava davvero troppo stanco per presentare e che non aveva imparato neppure quelle due-frasi-due in inglese che sarebbero servite per convenevoli non dico dignitosi ma almeno di base nei confronti degli ospiti.
Il primo barlume di speranza è arrivato con Arisa e Jose Feliciano. Forse perché ero ormai stremata da stonature e sovrapposizioni ed errori sui testi delle canzoni, forse perché a me ChessaràChessarà è in fondo sempre piaciuta, o forse solo perché i due sono stati bravi e professionali, ma devo dire che ho apprezzato.
Lo spettacolo poi ha avuto un’improvvisa impennata poco dopo con Kerry Ellis e l’intramontabile Brian May accompagnati da una Irene Fornaciari che ha dato prova di poter essere all’altezza della performance.
Molto bella anche l’esibizione regalata da Patti Smith e Marlene Kuntz, sia nelle impressioni della PFM che in Because the night. Dopo la verve dell’ex Queen che ci ha risvegliato dai nostri divani, un momento di vero talento d’autore.
La signora Smith, con quegli abiti da uomo forse troppo grandi per il suo corpo minuto, dopo la dedica all’amato Fred ha cantato con la sua voce inconfondibile che il tempo, a differenza del suo viso, non ha minimamente scalfito e devo dire che la cosa mi ha colpito, quasi commosso.
Poi la qualità è tornata a scemare fino al finale.
Ho spento la televisione prima dei verdetti e con dispiacere questa mattina ho imparato che proprio Irene Fornaciari e i Marlene Kuntz sono stati definitivamente eliminati.
Dopo tanti anni e dopo tanta lontananza io e Sanremo continuiamo a pensarla in modo diverso.


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