Giappone – l’arrivo a Tokyo

Ebbene si, siamo riusciti ad andare in Giappone!
E’ stata una bella avventura, a contatto con un mondo che da una parte conoscevamo attraverso i cartoni animati e i fumetti (molto più realistici di quanto non avremmo immaginato), dall’altra davvero distante dal nostro mondo come usi, costumi e mentalità.
Inizio con questo post il mio diario di viaggio, buona lettura!


PREFAZIONE
I miei viaggi più importanti hanno sempre in comune lunghe gestazioni, per motivi di ordine vario, dai soldi all’organizzazione, dalle piccole sfighe personali alle grandi catastrofi naturali.
Così doveva andare anche per il Giappone rimandato non una ma ben due volte.
Un viaggio che era già pronto e praticamente prenotato, era solo questione di mandare qualche mail, di ricontrollare qualche orario, farsi due conti in tasca e soprattutto mandare giù la paura che andasse di nuovo tutto in malora. Perché lo ammetto. Il fallimento di un viaggio complesso come questo a solo un mese dalla partenza mi ha davvero segnato e la mia scaramanzia ha toccato livelli patologici. D’altronde anche i giapponesi pare siano famosi per la loro scaramanzia, così diciamo che stavo davvero entrando nel personaggio.


Sabato 4 agosto

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Partenza nella tarda mattinata di sabato con volo Turkish Airlines Bologna-Istanbul.
Ingolosita dai racconti di viaggiatori più esperti ho voluto tentare il “solo bagaglio a mano” così, un occhio alla bilancia e alle misure e l’altro alle limitazioni della compagnia aerea, siamo partiti con due bellissimi zaini da montagna confezionati come pacchetti regalo, la custodia della macchina fotografica e la mia “piccola borsetta da donna” che in realtà pesava più degli zaini.
Il primo aereo è poco più che un autobus volante e ci ritroviamo un po’ stipati ma iniziamo a conoscere questa compagnia aerea con cui non avevamo mai volato. Note positive: la pulizia, le posate di metallo, la possibilità a ogni volo di scegliere alternative diverse dal menù consegnato alla partenza. Note negative: le hostess sono professionali ma un tantino scostanti.
In poco più di due ore siamo all’aeroporto di Istanbul e dopo un giro fra i negozi prendiamo il volo che ci porterà finalmente a Tokyo!

Domenica 5 agosto
Visti gli avvisi catastrofici della farnesina dire che ero agitata per i controlli doganali sarebbe un eufemismo e invece è andato tutto liscio. All’ingresso un puntatore laser ci ha misurato la temperatura, poi, mentre l’addetto ci graffettava il visto d’ingresso al passaporto ci hanno fatto una foto e preso le impronte. Tutto qui, nessuna domanda, via tranquilli verso il controllo bagagli.
Avendo solo gli zaini siamo stati i primi passeggeri ad arrivare e naturalmente il poliziotto ci ha fermati. Ci ha mostrato un cartoncino con foto di armi, ordigni, piante, droghe e animali di ogni tipo chiedendoci se per caso non ne avessimo nascosto qualcuno nei nostri zaini. Alla nostra risposta negativa che evidentemente non era convincente ha indicato il mio zaino e me lo ha fatto aprire. Qui ha iniziato a scartabellare fra tutti i sacchetti in cui avevo chiuso i vestiti finchè non ha avuto fra le mani quello con le mutande. Solo allora, soddisfatto, ci ha lasciati andare. Lo zaino di Ste non l’ha neanche voluto vedere, dite che sia un caso?


Prima di uscire dall’aeroporto abbiamo sbrigato le ultime formalità: il cambio dei soldi, il JR Pass, l’acquisto del biglietto N’EX+SUICA e poi finalmente via, liberi di raggiungere la metropoli tentacolare!
L’incontro con la metro di Tokyo è filato liscio come l’olio, adoro la logica immutabile delle reti metropolitane (tranne quella di Londra, ofcourse) che in ogni parte del mondo ti aprono le porte di una città solo grazie a una mappina di strisce colorate.

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Arriviamo all’hotel, il Grand Arc Hanzomon, a due passi dalla fermata omonima della linea metropolitana omonima. E’ un business hotel situato al centro della mappa del centro di Tokyo, nel quartiere degli affari e del castello imperiale. Le camere, piccine ma non costrette, sono pulite e dotate di ogni comfort e si affacciano tutte sul parco del castello.
Il giudizio sull’hotel è del tutto positivo però non rifarei la stessa scelta per questioni di spostamenti: per andare ovunque è necessario muoversi in metro inoltre la sera qui si spegne davvero tutto e se volete vedere un altro essere umano dovete cambiare quartiere.

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Fra una cosa e l’altra riusciamo a uscire che è già pomeriggio e al nostro arrivo al Yoyogi park le gothic lolita avevano già abbandonato il ponte e i rockabilly stavano facendo su baracca, burattini e stereo. Ci consoliamo con una porzione di takoyaki (le polpette ripiene di polpo) preparati al momento da un signore con bancarella, entrambi davvero, davvero molto jappi.

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Visto che siamo qui facciamo un giro per Takeshita Street dove veniamo investiti dalla folla e dalle urla stridule delle jappine butta-dentro vestite da bambole e dotate di megafoni. Poi Omotesando street con immancabile tappa a Kiddiland e ai suoi cinque piani di irresistibile morbidezza.


La sera scende presto a Tokyo e con il buio torniamo all’albergo decidendo di comprare qualcosa al Mart sotto casa e di mangiare in camera. Primo assaggio di yakitori (spiedini di carne) e di quello che rimarrà il mio dolce preferito in Giappone. Un morbidissimo panetto tondeggiante dal colore pallido delle torte rimaste crude che ribattezzeremo “Pan-di-spugna”.

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Nota del giorno.

Fuori si muore di caldo, invece in ogni ambiente chiuso, dalla metro ai negozi, la temperatura crolla a livelli polari. Sarà impossibile non prendersi un accidente.


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