Europa – Impero Asburgico

Agosto 2010

Domenica 8 agosto: Trebiciano
Partiamo da casa qualche minuto dopo le dieci, dopo aver sistemato la moto, calibrato i pesi delle borse e lasciato indicazioni a mia suocera sulla gestione delle gatte.
Coda all’altezza di Bologna, neanche da dire, fortunatamente al bivio Padova/Ancona ce la lasciamo alle spalle e proseguiamo tranquilli fino a Venezia e poi fino alla barriera di Trieste dove troviamo di nuovo un bell’assembramento di auto ferme.
Incontri degni di nota: un camper nello stile dei mezzi di Overland, rialzato e a trazione integrale e un gruppo di finlandesi in gilet di pelle in sella a improbabili chopper.
Arriviamo a Trebiciano, pochi chilometri da Trieste, verso le tre del pomeriggio e in pochi istanti troviamo il nostro Bed & Breakfast, Le Casite, stretto fra le fitte casette di questo minuscolo borgo.
La nostra stanza si sviluppa su due piani: al piano terra c’è un piccolo tavolo, un letto sotto alla scala e il bagnetto; al piano di sopra c’è la camera con la testiera infilata nell’antica bocca di quello che doveva essere un grande camino.
Tutte le pareti sono in sasso, i soffitti in travi di legno e ovunque ci sono nicchie piene di oggettini, quadrettini, ciotole di pout-pourri: veramente graziosa.
Il proprietario che ci accoglie, Alessandro, è gentile e disponibile e facciamo anche la conoscenza di due bei cagnoni e di un gatto vecchio, nero e coccoloso.
Le Casite è tutto quello che un bed and breakfast dovrebbe essere: un luogo raccolto e accogliente abitato da simpatici animali domestici e pieno di oggetti, quadri, fiori, sistemati apposta per essere notati e per restituire un senso di calore.
E i proprietari sono esattamente come dovrebbero essere: gentili, discreti, ricca fonte di informazioni sulle strade, le attrazioni, i locali.
Da queste parti i paesi hanno una curiosa caratteristica: le vie non hanno nome e l’unico aiuto per orientarsi è dato dei numeri civici.

Trieste è una città di mare.
Lo so che detta così sembra un’ovvietà… però il mio subconscio, quando immaginava il capoluogo del Venezia Giulia, richiamava immagini di Bora, di Alpi e di confine con la Slovenia. E invece Trieste è decisamente una città di mare.
Che è poi l’Adriatico, alla sua sorgente, prima di scendere a sdraiarsi lungo tutta la cucitura del nostro italico stivale, che qui ha fondali rocciosi, essendo geograficamente già “dall’altro lato” e che abbiamo visto affollato di turisti e bagnanti appollaiati sugli scogli o sdraiati su terrazze di cemento attrezzate con lettini.
Trieste è una città verticale: dal porto alla periferia ci saranno almeno trecento metri di dislivello con strade capaci di spezzare il fiato o fondere i freni dell’auto.
Infine, Trieste è una città dall’aspetto molto Asburgico. Le piazze sono grandissime, i viali lunghi e ariosi e ovunque si è circondati da palazzi: in stile imperiale quelli del centro, comunque imponenti anche quelli della periferia.
Diversa quindi da come immaginavo, ma molto affascinante per l’unione di tutte queste cose all’apparenza incompatibili, come gli Asburgo e il mare o come l’essere arrampicata su una costa a picco ma possedere grandi piazze.
Siamo andati a visitare il castello di Miramare, progettato e costruito dallo stesso imperatore Massimiliano che qui visse con la moglie Carlotta del Belgio.
Ve lo consiglio perchè è veramente una perla: il castello è bianco, con un’architettura sobria e compatta, circondato da un bellissimo parco e direttamente affacciato sul mare con una splendida visuale della città intera.
Gli interni sono ottocenteschi, giustamente, ma abbastanza contenuti da poter pensare di essere stati accoglienti per chi ci ha vissuto.
Abbiamo avuto la fortuna di poter vedere anche il famoso quadro di Francesco Hayez: Il bacio, ospite qui temporaneamente. Costo del biglietto di ingresso: 6 euro
Dopo una passeggiata in centro ci siamo rimessi in viaggio per la cena, il nostro padrone di casa ci aveva sconsigliato di mangiare in città perchè i locali sono i tipici accalappiaturisti quindi, seguendo  l’elenco delle trattorie fornitoci siamo tornati verso Trebiciano fermandoci alla trattoria Dolina, in località Padriciano. Locale spartano, in estate apparecchiato solo fuori fra i castagni del giardino, con servizio “ruspante” ma che a livello di cibo non ha certo deluso.
Gnocchetti al sugo di stracotto d’asino (c’erano proprio i pezzettoni di carne), gnocchi ripieni di zucca, goulash con polenta e un piatto (brrr…) di rane fritte. Il tutto accompagnato da acqua, birra media e un mezzo litro di Refosco, il robusto vino rosso di queste parti.
Conto finale: 39,40 euro

 

Lunedì 9 agosto – Slovenia parte prima

Colazione deliziosa consumata all’aperto nel giardino delle Casite gelosamente custodito dall’alto muro che circonda tutta la proprietà.
Chiediamo un paio di dritte ad Alessandro a proposito della vignetta da acquistare per l’uso delle autostrade in Slovenia e lui finisce per convincerci che dobbiamo assolutamente inserire Lubjiana fra le nostre tappe odierne.

E quindi via che si parte verso la prima: le Grotte di San Canziano.
Il percorso è ben segnalato e arriviamo facilmente all’ingresso delle grotte. Dopo aver fatto i biglietti ed esserci prenotati per l’ingresso delle undici, seguendo il consiglio della Lonely andiamo a cercare il Belvedere.
La guida indica solo di scendere le scale, in verità bisogna limitarsi ai primi gradini per poi imboccare subito il sentiero a sinistra. Dopo duecento metri si arriva a una balconata che si apre su una vista mozzafiato della valle scavata dal fiume. Decisamente da non perdere.
Puntualissima, alle undici parte la carovana. La guida ci conduce prima verso la strada, poi in una breve passeggiata nel bosco che termina davanti all’ingresso artificiale delle grotte. Qui veniamo divisi in due sottogruppi in base alla lingua parlata e, dopo qualche istruzione di base a proposito del percorso che affronteremo, si parte.
Le grotte si dividono in una parte asciutta, detta “del silenzio” e in una parte umida, quindi dove scorre ancora il fiume detta “del rumore”.
In verità la parte asciutta è carina ma non particolarmente entusiasmante se messa a confronto con altre grotte tipo Frasassi o Castellana.
Quello che veramente colpisce a San Canziano è tutta la parte di grotta sul cui fondo scorre ancora il fiume. Si tratta di un lungo e profondo canyon sotterraneo sulle cui pareti si snoda il camminamento illuminato da piccoli lumi. L’effetto scenografico e lo spettacolo dell’orrido sono davvero belli.
La seconda tappa della giornata è il castello di Predjama, interessante in quanto incastonato a metà di una scoscesa parete di roccia.
Prima del castello, giusto per non farci mancare nulla, visitiamo anche la grotta che si trova al di sotto del maniero. Interessante per il fatto che non è illuminata (vi doteranno di torcia elettrica) e che siamo riusciti a vedere un pipistrello molto da vicino. Avvertimento per chi ha problemi con le altezze: nel percorso bisogna arrampicarsi su un paio di scalinate di metallo piuttosto ripide.
Il castello è enorme e parecchio labirintico, purtroppo noi abbiamo avuto poco tempo da dedicargli ma meriterebbe almeno un’oretta per arrampicarsi su e giù per i suoi numerosi piani.

Ultima tappa della giornata, Lubjiana.
Decidiamo di parcheggiare direttamente al castello: aperto, gratuito e sede di diverse mostre d’arte.
Dopo un giro e qualche foto del panorama che si gode dalle mura, scendiamo con la funicolare in città. E’ ormai pomeriggio inoltrato e decidiamo di visitare il centro percorrendo a piedi un ovale che costeggia i due lati del fiume.
Bei ponti (il mio preferito, naturalmente, è quello custodito da quattro draghi), bei palazzi, memoria imperiale, Lubjiana è una città vitale e piena di giovani.
Un’oretta di autostrada ci riporta alle Casite.

Prezzi.
Ingresso San Canziano: 14 euro a testa
Castello e grotta di Predjama: 13 euro a testa
Vignetta valida per 1 settimana: 7,50 euro per motocicli, 15 euro per le auto.
Pranzo: 1 panino, 1 acqua e 1 Magnum al bar delle Grotte di San Canziano: 9,5 euro
Cena MacDonald Lubjiana: 2 Mac menù 9,40 euro

 

Martedì 10 agosto – Trebiciano / Plitvice

Lungo tragitto che ci porta fin nel cuore della Croazia per la maggior parte attraverso strette strade di campagna.
Il navigatore come al solito decide per una delle sue scorciatoie allucinanti, ma non ce ne mettiamo e osserviamo curiosi la Croazia lontana dalle grandi vie di scorrimento.
I paesi sono piccoli e i confortanti pascoli Sloveni sono sostituiti da fitti boschi e profili aguzzi di rocce che di tanto in tanto bucano il verde come lame.
E’ una terra selvaggia che porta ancora ben chiare le ferite della guerra.
Non c’è casa su cui non si notino ancora i fori dei proiettili e quelle che sono state ricostruite sono ancora tutte senza intonaco, nude, scabrose.
Però è una terra bella, dove i bambini dalla pelle ambrata e dagli occhi celesti ti salutano sorridendo quando passi in motocicletta, come facevano anche dalle nostre parti fino a qualche decina di anni fa.
E poi è verde, verdissima, verde di boschi, non domata dall’uomo che si è ritagliato solo piccoli fazzoletti di campi.

Quando arriviamo nei pressi del parco naturale però la differenza si nota subito.
Qui le case sono tutte finite, belle, e quasi tutte espongono il cartello dei B&B. Sembra quasi un paese diverso da quello che abbiamo appena attraversato. Un paese completamente a uso e consumo dei turisti.

Campo base: Villa Knezevic a circa 2 km dall’ingresso n°2 del parco dei laghi.
La struttura esterna è da villa alpina: legno scuro e intonaco bianco.
La ragazza che ci accoglie è un po’ scostante, come se farci il check-in non fosse compito suo. La camera è piccina ma abbastanza nuova e pulita. Il bagno è francobolloso ma la doccia è comoda.
Dopo aver appoggiato le valige ed esserci un po’ ripresi facciamo un giro di ricognizione all’ingresso del parco. Individuiamo dove si devono comprare i biglietti e dove poter parcheggiare. Visto che non abbiamo pranzato mettiamo a tacere i ruggiti dei nostri stomaci con due fettone di una sorta di pesissimo strudel ripieno o di cioccolato o di mele (c’era anche in versione ricotta e marmellata) e con un bicchiere pieno di more. Costo totale € 5,50 (pur non essendo la moneta ufficiale  l’euro è accettato dovunque).
Ci mettiamo alla ricerca di un posto dove cenare perché, anche se Booking.com diceva che alla nostra pensione si poteva anche mangiare, la bionda scostante di prima ci dice di cercarcene fuori.
Proviamo a chiedere ospitalità a un’altra pension che espone orgogliosamente il cartello con cucchiaio e forchetta incrociati (Pension Miric). Una signora sempre un po’ scostante (evidentemente non lo fanno per cattiveria, farà parte del loro carattere…) incontrata nel parcheggio ci chiede che vogliamo; quando le chiediamo se il ristorante è aperto ci chiede se dobbiamo solo mangiare e quando le rispondiamo di si chiede subito con aria leggermente astiosa dove siamo alloggiati. Alla fine ci accompagna in sala dove gli ospiti della pension stanno già cenando.
I menù sono due: carni miste alla brace con verdure o pesce alla brace con verdure.
Optiamo per la carne.
Alla fine ceneremo abbondantemente con salsicce, braciole, pollo, insalata verde con verza crudi e patate, carote, cavoletti, spinaci e cavoli bolliti. Due birre, una tisana, un caffè e un bicchierino di grappa. Spesa totale 290 Kune. Visto che nei dintorni non c’è nulla e qui tendono a chiudere presto le cucine, ce ne andiamo a nanna presto.

 

Mercoledì 11 agosto – Plitvice

Oggi è il giorno dei laghetti.
L’ingresso costa 110 kune a testa e comprende anche le navette e il battello.
Ci sono diversi percorsi che si possono seguire (si differenziano principalmente per la loro lunghezza), vengono spiegati da grandi pannelli posti a ogni punto di ristoro e sono contraddistinti da una lettera. Lungo il percorso le direzioni sono segnalate molto chiaramente e non si corre il rischio di perdersi.
Noi abbiamo scelto quello completo, il più lungo, però nella versione che accetta il passaggio della navetta per il primo e l’ultimo pezzo.
Iniziamo dal lago più alto per scendere fino al più grande che si attraversa in battello e finire al più basso e alla cosiddetta “Grande Cascata”.
Sarà stato forse perchè era mattino, forse perchè l’ingresso 2 (quello da cui siamo partiti noi) è meno affollato del numero 1, forse perchè la maggior parte dei turisti si limita al giro in battello e a vedere la Grande Cascata, fatto sta che la prima parte del giro è stata bella e abbastanza tranquilla, c’era gente,  naturalmente, ma era possibile di tanto in tanto rimanere soli e fermi ad ammirare i laghi e le cascate. Al contrario, appena posato piede giù dal battello, siamo stati investiti da una bolgia infernale composta da centinaia di persone di ogni nazionalità e da lì in poi, pranzo compreso, è stato tutto un dover rimanere in coda, almeno finchè non abbiamo ripreso il nostro sentiero H che evidentemente riscuote meno successo di quelli più brevi.
Io ero già stata a Plitvice, quando questa terra si chiamava ancora Jugoslavia, prima della guerra, ero venuta in vacanza con i miei genitori.
Avevo un bel ricordo di questo e posto che oggi, affollamento a parte, mi è stato confermato.
Perchè i boschi sono bellissimi, come anche i laghetti e le cascate e l’acqua che qui esce da ogni dove e la fa in assoluto da padrona e quando si riesce a rimanere soli si respira una bella pace.
Spesa della giornata a parte l’ingresso: pranzo al self service. Cheeseburgher con patatine e bibita 55 kune. Poco buono e acquistato dopo una fila notevole. Se volete un consiglio comprate un panino all’ingresso appena arrivate e poi sceglietevi un posticino tranquillo quando avete fame per mangiarvelo in pace.

Per cena abbiamo provato a seguire i consigli del Garmin (il navigatore satellitare). Alla richiesta di dove fosse il più vicino ristorante indicava un posto a una decina di chilometri di distanza dal nostro B&B, ignorando bellamente i due turisticissimi ristoranti posti ai due ingressi del parco.
Visto che in termini di tempo si trattava di perdere meno di dieci minuti di viaggio abbiamo provato. Il ristorante si chiama Degenija, è sulla statale, è grande ed è pieno di gente.
Nel menù c’è di tutto, persino la pizza che non abbiamo assaggiato ma che da vedere non sembrava male.
Noi abbiamo provato due cose tipiche, i cevapcici e i raznjici (polpette speziate e spiedini) serviti con bei contorni di peperonata, patatine e riso con verdure. Non ci siamo fatti mancare neppure il dolce, con due crepes al cioccolato. Birra media da bere.
La sorpresa è stata al momento del conto: 183 kune, quasi la metà di quanto abbiamo speso ieri.
A questo punto, se vi dovesse capitare di passare da queste parti, il mio consiglio non può essere che investire qualche minuto di auto per allontanarsi dal centro del parco e di non fidarsi di chi gestisce le pensioni.
Arrivati in camera scopriamo che è tornata la madre della bionda-scostante e che quindi questa sera anche alla nostra pension si poteva cenare. Alla fine dei conti è stato meglio non averlo saputo, sicuramente abbiamo mangiato meglio e abbiamo risparmiato.

 

Giovedì 12 agosto – Plitvice / Kezthelny

Oggi si va in Ungheria.
Strada statale e poi autostrada sempre verso nord. Finiamo le kune in un paio di autogrill, fra benzina e pranzo a base di tramezzini confezionati. Riusciamo anche a cambiare la freccia che si era bruciata.
Coda alla frontiera Ungherese. La Croazia non fa parte della comunità europea, quindi ci ritroviamo fermi in fila alla dogana insieme a Sloveni, Croati, Tedeschi e Polacchi con le auto cariche di valigie e materassini.
La presenza italiana inizia a diradarsi.
Paesaggisticamente il passaggio fra le nazioni non si nota quasi.
Ci eravamo già lasciati le montagne alle spalle diverse decine di chilometri fa e adesso quella che ci scorre accanto è una campagna verde e piuttosto monotona. Solo qualche profilo collinare lontano, alla nostra sinistra.
Ci sono moltissime cicogne e ho visto tre grossi rapaci che sembravano aquile.
Architettonicamente i campanili iniziano ad avere la punta a forma di cipolla.
Stiamo entrando nei territori magiari, la nostra prossima tappa è il lago Balaton, il “mare dell’Est”.
Lasciamo finalmente l’autostrada e per un po’ viaggiamo fra viali alberati che potrebbero ricordare le nostre campagne della bassa.
Entriamo a Kezthelny e per raggiungere la nostra pensione (Pension Moritz) la dobbiamo attraversare tutta. Intravediamo uno scorcio di lago sulla destra e per il resto frammenti di grandi palazzi che anticamente dovevano essere molto belli ma che il tempo e il non restauro hanno scrostato e reso decadenti.
Alla pension non c’è nessuno, suoniamo ripetutamente il campanello ma nulla da fare. Alla fine proviamo a telefonare e il padrone risponde che sarà subito da noi.
Ci sono due fabbricati con le porte numerate. Fuori un giardino carino e un portico con poltroncine di vimini. Alla reception quadri e oggetti provenienti un po’ da tutto il mondo. Sembrerebbe tutto molto curato. Il proprietario ci accoglie con un succo di frutta, un depliant sul lago Balaton e una cartina della città dove sono indicate le principali attrazioni. Fortunatamente è tutto a portata di passeggiata.
E poi iniziano i dolori.
Veniamo accompagnati nella nostra stanza che si trova al primo piano del, neanche da dire, più vecchio dei due edifici.
E quando la porta si apre ci ritroviamo… avete presente in quelle vecchie grandi case dove abitano poche persone che c’è sempre una stanza in cui vengono gettate tutte quelle cose che ormai sono troppo vecchie, o brutte o rotte?
Ecco, la nostra camera è più o meno così. Un insieme di vecchi mobili accatastati uno sull’altro, un letto formato da due poltrone-letto unite e coperte solo da un sottile e semi-trasparente copri materasso che lascia intravedere la fantasia a vecchi fiorami marrone. Il resto della camera è costituito da un enorme bagno vuoto con una vecchissima vasca, delle piastrelle di inizio ‘900, una pedana a pelo lungo e un wc dal sedile graffiato e consunto.
Lo specchio sul lavandino è appoggiato alla mensola e l’acqua esce dal rubinetto a filo, fra l’altro con l’acqua calda e fredda scambiata rispetto al simbolo sul miscelatore.
Assolutamente nulla a che spartire con le foto che c’erano su Booking.
Evidentemente al momento del check-in, quel sessantottino ispirato e sfaccendato del proprietario decide se metterti a dormire di qua (camere vecchie) oppure di là (camere fotografate per il sito).
Lo sconforto ci paralizza per qualche istante, ma niente panico, siamo in ferie.
Dopo una veloce doccia (come potete ben immaginare cercheremo di rimanere in camera il meno possibile) usciamo per perlustrare il paese.
Arriviamo sulla riva del lago dove sono approntate le tipiche strutture da riviera: baracchini con gelati e cibo caldo, qualche negozietto di cianfrusaglie, biglietterie per i giri in battello, sale giochi, una spiaggia attrezzata in cui però si paga per entrare.

Il lago è… palustre. C’è gente che fa il bagno ma ai nostri occhi il colore verdastro delle acque non è affatto ispirante. D’altronde, per chi non ha il mare questo è l’unico modo per sfuggire al caldo torrido di agosto.
Facciamo dietrofront e andiamo in centro.
Il paese è carino, le vie tranquille e alberate, attraversiamo un paio di parchi incontrando famiglie e persone anziane. Nell’aria si respira un senso di pace.
Arriviamo nella piazza principale dove si affacciano i palazzi del municipio e da dove parte la via pedonale che arriva fino al castello.
Le cose che saltano immediatamente agli occhi sono che non mancano le banche e che i prezzi sono come quelli di casa nostra.
Passiamo il pomeriggio a riposarci e a passeggiare nel grande parco del castello e poi di nuovo su e giù per la viva via pedonale piena di negozi e localini.
Visitiamo un museo di arte erotica del medioevo (abbastanza triste in verità) e decidiamo di fermarci in centro anche per cena. Per una sera niente carne, quindi ci facciamo tentare da una pizzeria con tavolini all’aperto.
Spesa totale: 5000 fiorini.

 

Venerdì 13 agosto – Kezthelny

Notte turbolenta per il caldo e la scomodità del letto.
Colazione decisamente continentale con profusione di salumi e formaggi.
Quella che dev’essere la madre del proprietario ci regala grandi sorrisi e inchini.
Oggi abbiamo una missione: andarci a comprare qualcosa di più estivo da indossare. Il caldo inaspettato è veramente opprimente.
Spedizione al Tesco poco fuori dal centro e poi passaggio in camera per cambiarci.
Pranziamo con un gelato e facciamo una passeggiata lungo la riva del Balaton rilassandoci e osservando i pescatori.
E’ così che immagino dovessero essere gli anni ’50 sulla nostra riviera. E’ tutto così familiare, tranquillo e semplice. I pedalò e i braccioli gonfiabili dei bambini, le famiglie con i nonni, le signore con i costumi interi che si cambiano dietro i cespugli.
Saliamo di nuovo al castello e, dopo un riposino nel bel parco decidiamo di entrare a visitarlo.
All’ingresso ci fanno indossare delle pattine di feltro per non segnare i preziosi pavimenti di legno.
All’interno diverse stanza arredate, molti ritratti (anche di tutti i cani e i cavalli posseduti dal signore del castello) e nell’ala destra, un museo di oggetti riguardanti l’Islam.
Torniamo in camera per una doccia prima di cena e fuori inizia a tuonare.
Riusciamo a raggiungere il ristorante ancora asciutti, mangiamo un hausplatte ricco di salse all’aglio e, sotto a un diluvio epocale, torniamo nella nostra brutta camera.

 

Sabato 14 agosto – Kezthelny / Budapest

Oggi è il mio compleanno e il primo regalo è che c’è di nuovo il sole, il secondo è che finalmente ce ne andiamo dalla Panzio Guest House Moritz.
Decidiamo di seguire la strada che costeggia il Balaton sulla riva nord, è una statale e a detta della guida dovrebbe attraversare i paesini meno turistici.
In effetti è tutto molto bucolico e tranquillo; scorriamo campeggi, prati con giochi e piccoli moli.
Ci fermiamo a Thiany, al centro della penisola che si allunga quasi a toccare la sponda opposta del Balaton e visitiamo la famosa chiesa che però non ci appare tanto diversa da una qualsiasi parrocchia di provincia. Il villaggio però è molto carino con tutte le casette dai caratteristici tetti di paglia in stile celtico.
Tornati in strada compriamo l’equivalente della vignetta slovena per poter usufruire dell’autostrada e arriviamo a Budapest.
Il navigatore ci guida all’albergo, l’Hotel Star Inn Budapest Centrum dove parcheggiamo la moto in un garage sotterraneo e troviamo finalmente una bella stanza arredata in stile minimal e, soprattutto, pulita.
Dopo una doccia e un po’ di riposo in camera partiamo alla scoperta di Pest, che è la parte moderna della città dove si trova anche il nostro albergo.
Vediamo il parlamento (solo all’esterno, le visite vanno prenotate e noi siamo arrivati appena dopo l’orario di chiusura), il Danubio, il ponte delle Catene, la cattedrale di Santo Stefano e arriviamo fino alla Piazza degli Eroi con il suo imponente monumento del Millennio.
La città è pulita, ordinata, i palazzi maestosi ed eleganti. Ci sono parecchi turisti ma il tutto è molto vivibile. Le distanze sono notevoli, Pest è una città grande, quindi per tornare nei pressi dell’albergo ci affidiamo alla metro.
Qui scopriamo che a ogni ingresso sono appostati almeno un paio di addetti (nelle stazioni più grandi ne abbiamo visti anche cinque o sei) che hanno il compito di controllare i biglietti a tutti i passeggeri, a venderli nel caso si sia sprovvisti e, giusto per essere sicuri, ad accompagnarli all’obliteratrice e attendere il marchio sul cartoncino prima di lasciarli procedere. Giusto per essere sicuri.
Il clima è afoso in modo allucinante e dopo la lunga scarpinata è necessaria un’altra doccia.
Per cena ci concediamo un petto d’anatra e una bottiglia di Merlot Rosè di produzione ungherese in uno dei ristoranti consigliati dalla Lonely (Menza). Dopo cena torniamo sul Danubio per vedere il ponte delle catene illuminato.
Anche tutti i monumenti sulla collina di Buda sono accesi da fari posizionati con sapienza e l’effetto è davvero maestoso.

 

Domenica 15 agosto – Budapest

Dopo colazione inizia il nostro tour di oggi.
Torniamo a piedi fino al Ponte delle Catene, lo percorriamo per attraversare il fiume ed eccoci a Buda, la parte antica e storica della città.
Per salire sulla collina su cui sorge il castello utilizziamo il Siklo e in pochi minuti siamo sotto le mura del palazzo.
Oggi il clima è ancor più impietoso di ieri e in pochi minuti siamo letteralmente zuppi di sudore.
Anche un po’ per sfuggire all’afa decidiamo di visitare il museo di storia della città di Budapest che è carino anche se niente di eccezionale, ma che ha il grande vantaggio di avere i locali climatizzati e che permette di attraversare alcune stanze del palazzo.
Usciti passeggiamo per la città all’interno delle mura e, un po’ per sfuggire al caldo e un po’ seguendo il consiglio della guida, scendiamo nel labirinto della città, molto buio, un po’ gardaland, ma piacevole.
Il cielo si copre e inizia a piovere ma l’afa non accenna a diminuire. E’ spossante anche solo respirare.
Visitiamo la Chiesa di Mattia Corvino e il Bastione dei Pescatori (non fatevi fregare anche voi, quest’ultimo è da risparmiarsi) e poi scendiamo al di fuori delle mura per un pranzo veloce da Mcdonald.
La stanchezza e il caldo ci vincono, a metà pomeriggio prendiamo la metro e ce ne torniamo in albergo.

Di nuovo fuori per la cena, andiamo in un altro ristorante consigliato dalla Lonely (M), nella stessa zona di quello di ieri. Il locale è carino, molto piccolo e completamente tappezzato di carta da pacchi su cui sono stati disegnati gli arredi: tavolini, vasi di fiori, attaccapanni, persino un acquario e la ventola sul soffitto.
Peccato per il servizio un po’ scostante e la qualità del cibo mediocre.
La notte staremo entrambi piuttosto male di stomaco, ma ho voluto dare la colpa ai continui cambi di temperatura subiti durante la giornata.

 

Lunedì 16 agosto – Budapest / Vienna

Lasciamo Budapest non senza difficoltà: ci sono un sacco di cantieri aperti e il traffico è a passo d’uomo, se considerate che la temperatura è di nuovo alle stelle potete immaginare l’inferno.
Usciti dalla città, circa a metà strada verso Vienna la situazione cambia e veniamo investiti da un acquazzone che ci bagnerà fino al midollo.
Arriviamo a Vienna abbastanza sconvolti, oltre che fradici.
Per fortuna l’albergo è meraviglioso. Un boutique hotel di design con la hall color lavanda. La receptionist è italiana e ci dà tutte le istruzioni comprese quelle sui mezzi di trasporto e sulle fermate della metro.
La camera è bellissima, nei colori del panna e del cioccolato, con una composizione per il bagno veramente particolare.
Doccia e riposo prima di uscire per un primo assaggio della città.
Vista l’ora decidiamo di acquistare solo due biglietti di corsa semplice per la metro, per andare in centro e ritorno.
Prima di cena riusciamo a fare una passeggiata per piazza Santo Stefano, visitare la chiesa e vedere, solo da fuori, la casa dove visse Mozart.
Ceniamo in un ristorante poco lontano dalla piazza.

 

Martedì 17 agosto – Vienna

Giornata interamente dedicata alla visita di Vienna.
Facciamo un abbonamento giornaliero alla metro e in ordine visitiamo:
–        Di nuovo la chiesa di S. Stefano
–        La piazza principale accanto alla cattedrale
–        La chiesa di San Pietro
–        Tutti gli interni e i cortili esterni dell’Hofburg compresi il museo delle argenterie e porcellane e un museo dedicato all’imperatrice Sissi.
–        La reggia estiva di Schonbrunn (purtroppo dobbiamo saltare i bellissimi giardini per colpa della pioggia)
–        Il Belvedere superiore con i quadri di Klimt (e qualcosa anche di Monet e Van Gogh)

Neanche da dire alla fine della giornata siamo letteralmente spremuti.
Decidiamo di fare la spesa e di cenare tranquilli nella nostra bellissima camera color panna e cioccolato.

 

Mercoledì 18 agosto – Vienna / Bled

Ci aspetta un lungo tratto di strada  che ci riporterà in Slovenia, fortunatamente non piove.
Arriviamo a Bled e, una volta trovato (è decisamente nascosto) prendiamo possesso della camera prenotata presso Villa Bojana, un quattro stelle senza ascensore (noi siamo al 3° piano, l’ultimo…) arredato in stile marinaro.
L’hotel è abbastanza nuovo, pulito e ben tenuto, la camera enorme addirittura con 4 letti, l’unica cosa che lascia perplessi è lo stile dell’arredo, ma… de gustibus.
Usciamo prima di sera e facciamo in tempo a fare una passeggiata che ci porta a costeggiare quasi metà lago. Il posto è veramente magnifico, l’acqua è color smeraldo, ci sono un sacco di pesci e il castello in cima alla rocca e l’isola con la chiesetta sopra sono veramente un sogno.
Bled è un luogo perfetto dove far nascere leggende.
Per cena niente carne (a pranzo ci eravamo fatti una cotoletta di pollo con insalata) quindi di nuovo pizza.

 

Giovedì 19 agosto – Bled

Ultimo giorno prima della lunga tirata di ritorno.
Al mattino partiamo a piedi di buon’ora e percorriamo il sentiero che costeggia il lago nella direzione opposta rispetto a ieri. Il noleggio barche apre alle dieci quindi noi chiediamo al barcaiolo dell’hotel più lussuoso che c’è qui se ci può affittare una delle sue e il tipo, previo pagamento anticipato, non ci fa storie.
Un po’ di tempo per fare pratica con i remi e riusciamo ad attraccare all’isoletta, proprio ai piedi della scalinata che porta alla piccola chiesa. Come da tradizione, suoniamo la campanella dei desideri e facciamo un po’ di foto prima che arrivi l’orda dei turisti spagnoli e giapponesi.
Di nuovo in acqua riportiamo la barchetta al molo dell’hotel.
Proseguiamo la passeggiata e, arrivati a tre quarti del giro, iniziamo la salita nel bosco che dovrebbe portare al castello. In realtà il sentiero si dirama ben presto in molti altri passaggi, ma seguendo la regola del continuare a salire riusciamo a raggiungere l’ingresso.
Il castello è bello e ben ristrutturato, visitiamo la stamperia, la cantina, la galleria delle erbe, tutti sapientemente trasformati in negozi, poi il museo e infine la cappella.
Scendiamo di nuovo al lago e decidiamo di pranzare con una fetta del dolce tipico inventato proprio qui, che in pratica è composto da due spessi strati di crema e panna racchiusi da due sottili fogli di pasta sfoglia.
Al pomeriggio decidiamo di riprendere la moto per raggiungere un altro lago, ai piedi del monte Triglav, a una ventina di chilometri da Bled, il lago Bohjini.
Il lago è più grande ma sempre con acque di un incredibile color smeraldo. Qui sorge una chiesa che la Lonely definisce “la più bella della Slovenia”: piccola, medievale, con un bel portico all’ingresso e una ripida scala di legno per raggiungere i banchi posti nel soppalco. E con un gran bisogno di ristrutturazione. Fortunatamente i lavori sono già in corso e anche noi lasciamo il nostro contributo.
Ultima cena in terra Slovena a base di piatti tipici, ultima passeggiata in riva al sognante laghetto di Bled. Domani si torna a casa.