Torino

Anteprima d’estate a Torino

Venerdì

Partiamo di buon mattino e, nel raggiungere Torino, ci accorgiamo che la temperatura è assai anomala per la fine di marzo: il termometro segna 25 gradi.
Arrivati in città costeggiamo il Po e abbastanza facilmente imbocchiamo via Belfiore. Ci ritroviamo in uno stretto senso unico affollato da auto parcheggiate e ingombranti lavori in corso. Ma ecco il numero 18, siamo al VitaminaM.
Molliamo l’auto nel parcheggio sotterraneo in via Saluzzo (€ 15 a notte, convenzione con il B&b), verremo a riprenderla solo domenica mattina.
Il VitaminaM si trova al quarto piano di un vecchio palazzo e non c’è ascensore. La cosa è resa nota sul sito, quindi siete avvertiti.
Visto che però “quartopiano” secondo me non rende abbastanza l’idea, mi permetto di specificare che dovrete farvi 93 gradini ogni volta che tornerete a casa.
Però ne vale la pena. Eccome.
L’appartamento è bellissimo. Ristrutturazione recente e modernissima, all’insegna del design e dei contrasti fra bianco e colore.
La nostra camera (Roberta) è la migliore delle tre, l’ho scelta apposta. Costa un po’ di più ma, signori, in bagno c’è la vasca idromassaggio.
Accoglienza calorosa da parte della padrona di casa, formalità di documenti, consigli su qualche ristorante, accordi per la colazione e alla fine ci ritroviamo soli nella nostra bella stanza.
Non cediamo alla tentazione del lettone candido e pieno di cuscini ma, dopo esserci cambiati (fa davvero caldissimo) scendiamo di nuovo per dare una prima occhiata alla città.
L’ora di pranzo è passata ma noi siamo ancora a stomaco vuoto. Siamo troppo stanchi per avventurarci in visite impegnative quindi la scelta cade sul parco del Valentino, distante meno di un chilometro.
Arriviamo al fiume e al bel parco che lo costeggia e ci troviamo di fronte a un Po stretto fra due rive di mattoni poco distanti l’una dall’altra, molto diverso da quello che siamo abituati a vedere dalle nostre parti.
Ci sono un sacco di baracchine con sedie e ombrelloni e fa davvero, davvero caldo. Ci godiamo un panino con salsiccia e una birra fresca osservando scorrere il fiume e la gente.
Rinfrancati dal pranzo proseguiamo la passeggiata, scendendo prima verso il villaggio medievale e relativa rocca e risalendo poi verso il centro.

Il Borgo Medievale è nato nel 1884 come sezione dell’Esposizione Generale di Torino e riproduce un borgo feudale del XV secolo. Si può passeggiare liberamente fra i negozietti e i portici mentre per la visita al castello si paga l’ingresso e si è accompagnati da una guida.
Noi scegliamo solo il giretto gratuito e costeggiamo il “PiccoloPo” fino alla fine del parco, dove Corso Vittorio Emanuele II termina su ponte Umberto I, incrocio caratterizzato da un arco di trionfo in memoria dei caduti in guerra e da imponenti statue a guardia del ponte.
La stanchezza inizia a farsi sentire e decidiamo di rientrare.

La sera abbiamo un tavolo prenotato al ristorante Consorzio, vicino al quadrilatero romano.
Per arrivare ci facciamo una bella passeggiata lungo le vie di una Torino impegnata a rientrare dal lavoro o già seduta per l’aperitivo.
Il ristorante è piccolo, gestito da uno staff giovane, cordiale ma molto professionale. L’ambiente è accogliente e informale, da vecchia osteria, ma il menù e soprattutto la ricchissima carta dei vini fanno presagire qualcosa di ben più ricercato.
Decidiamo per il menù degustazione in cui tutte le portate sono progetti Slow Food quindi a base di prodotti locali e fedeli alla tradizione.
E’ tutto perfetto. I sapori, gli abbinamenti, le preparazioni, il servizio. Usciamo decisamente sazi e ben più che soddisfatti.

 

Sabato.

Al VitaminaM la colazione è servita nel salotto e si mangia seduti attorno a un tavolo a forma di pianoforte (con tanto di tastiera funzionante incorporata). Gli altri ospiti devono ancora alzarsi quindi scambiamo due piacevoli chiacchiere con i gestori.
Ho molto apprezzato la presenza di marmellate e torta fatti in casa, ma, in tanta abbondanza, stonava la mancanza di pane fresco.
Giorno dedicato all’esplorazione di tutto il centro storico di Torino.
Iniziamo dal museo Egizio che ha conservato il suo aspetto ottocentesco nell’allestimento e, in molti casi, anche nelle teche in cui vengono conservati i reperti (non sono un’esperta ma, nell’era delle atmosfere modificate, la cosa mi ha lasciato qualche perplessità).
La raccolta è ricchissima e fra mummie, papiri infiniti e grandi statue in basalto, regala belle emozioni.

La seconda tappa della giornata è il museo del Cinema che ha sede all’interno della Mole Antonelliana.
Il simbolo architettonico di Torino, diversamente da come mi aspettavo, non svetta sui palazzi circostanti ma si lascia scorgere solo quando si è ormai ai suoi piedi. In effetti è una costruzione bizzarra: vista da fuori mi ha dato un’impressione di incompletezza, come se fosse la punta di un palazzo, o di un duomo, scomparso misteriosamente.
Scegliamo l’opzione del biglietto completo, che comprende sia il museo sia l’ascensore che porta in cima alla Mole e questo ci condanna a un paio di code abbastanza lunghe.
Il museo è ben organizzato e piacevolmente interattivo. Un buon compromesso fra storia, cultura e parco giochi. La salita in ascensore regala un bel colpo d’occhio sulla città ma forse alla fine dei conti non vale il tempo sprecato in fila.
Pranziamo all’uscita dal museo con una cotoletta e patatine senza infamia e soprattutto senza lode.
Il pomeriggio lo trascorriamo tutto a camminare: da piazza Vittorio Veneto a piazza Castello, da corso Regina Margherita giù di nuovo fino a corso Vittorio Emanuele II, fra portici, palazzi monumentali ma un po’ decadenti, giardini quasi tutti in corso di manutenzione e continue citazioni e rimandi alla reale famiglia.
La sera siamo piuttosto stanchi quindi optiamo per uno dei locali vicini al B&B. Si chiama Centocinquanta (tutto in tema tricolore, ebbene si) ed è un ristorante-pizzeria per famiglie e gruppi di giovani. Buona la farinata di ceci e più buona ancora la pizza al tegamino.

 

Domenica

A colazione riflettiamo su come spendere l’ultima mattina in città e, fra il GAM (Galleria di Arte Moderna) e il MAUTO (il nuovo museo dell’automobile) vince quest’ultimo.
Salutato il VitaminaM e la nostra bella stanza, recuperiamo l’auto dal parcheggio e ci lasciamo il centro alle spalle.
Il Mauto, nonostante le mie basse aspettative, si è rivelato davvero piacevole.
Il percorso è ben organizzato e regala spunti interessanti e belle suggestioni anche a chi non è appassionato dell’argomento. Alcuni pezzi della collezione (soprattutto quelli più antichi) sono davvero notevoli.

La mattina è già quasi finita quando imbocchiamo l’autostrada verso casa, ma l’idea di un pranzo in un triste autogrill non ci alletta.
Usciamo ad Asti e ci mettiamo alla ricerca di qualche osteria, o trattoria, ma le campagne e i piccoli paesini che incontriamo si rivelano del tutto privi di qualsivoglia struttura ricettiva.
Ci affidiamo allora al navigatore che, nel giro di una decina di minuti (ormai è l’una passata) ci porta a Quattordio (siamo scivolati in provincia di Alessandria), all’osteria della Canonica.
Scelta fortuita ma davvero fortunata.
Mangiamo fuori, sotto al portico, in un cortile interno che confina appunto con una vecchia canonica. Il menù è semplice, ma tutti i piatti sono presentati con cura e un pizzico di originalità e soprattutto sono tutti molto buoni.
Una conclusione perfetta per un bel week-end in un angolo di Italia che ci mancava.