Isola d’Elba

Una settimana dedicata al più completo riposo.
Un posto vicino, per cui non si debbano prendere aerei, raggiungibile in moto, in cui si riesca a non spendere una follia e magari anche in cui ci siano poche cose da vedere per combattere la mia mania “devovederetuttoperchèchissàquandocitorno”.
Mare o montagna? Il fidanzato sceglie il mare, perché in montagna si va per camminare e noi dobbiamo riposarci. Se non si fosse ancora capito.
La prescelta quindi è lei, la bella Elba, vicina, raggiungibile con una breve tratta in traghetto, piena di belle spiagge e appartamenti sufficientemente economici.
Dopo diversi giorni a caccia di annunci dopo i quali stavamo già facendoci prendere dallo sconforto, ne troviamo uno con delle foto bellissime: un appartamento all’apparenza nuovo, tutto sui toni del bianco e del lilla che sembra una bomboniera, proprio a Marciana Marina che era la località in cima alla nostra classifica. Fissato il prezzo, prenotato.

E così eccoci di nuovo a salire e poi scendere la mitica SS12 dell’Abetone Brennero e poi sciropparci una noiosa superstrada fino a Piombino.
Arriviamo al porto con quel po’ di anticipo che ci permette di mangiare un panino di plastica all’Autogrill dopodichè aspettiamo le manovre del nostro traghetto Toremar sotto un sole che scioglie l’asfalto.
Il tragitto è breve e non degno di nota. Scesi a Portoferraio non le concediamo neppure uno sguardo, ci fermeremo a visitarla al ritorno, e, reinfilati i caschi, ci buttiamo sulla costiera che ci porterà a Marciana.
Il nostro appartamento si trova in località San Bianco, un quartiere di Marciana verso la collina, nascosto dietro un poggetto con una bella vista sul monte Capanne. Fuori dalla confusione del paese ma comunque molto vicino, più ventilato e fresco rispetto al centro.
I proprietari che abitano proprio lì accanto ci accolgono in modo caloroso mostrandoci la casa che consta di una camera, un bel bagno spazioso, un salotto con divano letto e televisione, una cucina attrezzatissima, un terrazzo con  tavolo per mangiare fuori, ombrellone, barbeque e doccia esterna e, per non farci mancare nulla, anche un piccolo solarium con sdraio e ombrellone.
Quasi troppo bello per essere vero!

Dopo esserci tolti la “divisa” da moto ci docciamo e scendiamo in paese per dare una prima occhiata e fare un po’ di spesa. Marciana Marina è un borghetto davvero grazioso, con il porticciolo e la sua bella promenade piena di negozi e localini, e il tramonto in quest’aria dolce ci convince che si, siamo davvero in vacanza.
Spesa al market e cena a casa.

L’Elba è piena di spiagge bellissime ma noi in questi pochi giorni vogliamo solo riposarci (l’ho già detto?) e possibilmente stare fuori dal casino, quindi, unendo i consigli della nostra padrona di casa e di una piccola guida comprata ieri in paese, come prima spiaggia scegliamo Remontò.
Il sentiero per raggiungerla parte a qualche centinaia di metri fuori dal paese in direzione Portoferraio, direttamente sulla strada. Il fatto che non ci sia posto per parcheggiare e che la sera si ombreggi presto ne fa una meta non troppo ambita quindi perfetta per noi.
Cinque minuti di ripida discesa in mezzo ai pini marittimi e siamo sul mare, il fondo è sassoso (ciottoli di media grandezza) ma qualche mucchio di posidonie spiaggiate fa da morbido cuscino su cui aprire la nostra 2SecondsTendy e i nostri teli. L’acqua è bellissima e non c’è nessuno: meraviglia.
Pranziamo con le focaccine comprate la mattina al forno e ci godiamo mare e sole fino a metà pomeriggio.
Doccia e relax nel nostro bell’appartamento e poi di nuovo in paese. Decidiamo di scendere a piedi, tanto la strada (anche se al ritorno sarà tutta in salita) è solo di un paio di chilometri.
Per cena scegliamo uno dei ristoranti pizzeria affacciati sulla piazza della chiesa, la Vecchia Marina. Mangiamo due discrete pizze (un po’ carucce) e ci godiamo di nuovo la passeggiata sul lungomare mentre l’Italia vince la partita che la porterà in semifinale.
Nel tornare all’appartamento ci rendiamo conto che l’ultimo tratto di sterrato è completamente al buio, ma visto che siamo dei romantici avventurieri non ce ne diamo pensiero finchè attorno a noi il bosco inizia a risuonare di rumori di animali in movimento. Rami spezzati sotto zampe non proprio feline e fruscii non certo provocati da timidi passerotti. Un po’ meno romantici e baldanzosi ci affrettiamo verso casa. Il giorno dopo il padrone di casa ci confermerà che nei dintorni vivono cinghiali e mufloni.

Lunedì partiamo alla ricerca di una spiaggia che, dalla descrizione della guida, dovrebbe essere bellissima e, vista la difficoltà di accesso, semideserta.
Il suo nome è Ripa Barata e si trova sul litorale alla sinistra di Marciana, dietro un paio di promontori rispetto al porto. Per raggiungerla si deve imboccare una strada asfaltata che dopo qualche chilometro finisce davanti a una proprietà privata e, lungo il tragitto, cercare il sentiero che scende fino alla cala.
Purtroppo tale sentiero non è segnalato in alcun modo e, dopo aver scorso la strada un paio di volte avanti e indietro desistiamo.
Ormai non è più così presto e non abbiamo voglia di attraversare l’isola in cerca di altre spiagge quindi ci fermiamo in una piccolissima caletta poco prima di Remontò; la spiaggia si chiama Crocetta e si raggiunge con un ripido sentiero (poi gradinata) a picco sul mare.
E’ una cala dall’acqua limpidissima dal fondo di ciottoli molto grandi. Per non disturbare le due coppiette già sistemate ci arrampichiamo sullo scoglio più alto e sistemiamo la nostra roba contendendo il poco spazio a un’agguerrita famiglia di gabbiani.
La nostra premura si rivela essere del tutto inutile visto che in breve sia noi che le altre coppiette veniamo letteralmente circondati da tutta una serie di altre persone. Ci consoliamo con il mare che qui è davvero magnifico.
Cena a casa.

Martedì decidiamo di spostarci. La spiaggia prescelta è Cala Sansone, descritta come poco affollata e dal fondo bianco abbagliante.
Sulla nostra mappa è segnata una scorciatoia che in teoria dovrebbe evitarci di andare fino a Portoferraio, ma non riusciamo a trovarla (neppure al ritorno quindi sospetto fortemente che non esista) così rifacciamo tutta la strada del primo giorno e voltiamo a sinistra verso il promontorio dell’Enfola.
Arrivati al cartello che indica Cala Sansone la nostra guida si rivela per l’ennesima volta inaffidabile: ci sono auto dappertutto.
Però ormai siamo qui, quindi parcheggiamo e facciamo tutto il percorso (lunghetto in verità) che porta fino al mare.
La spiaggia (ciottoli) effettivamente è bianchissima e le sue dimensioni notevoli, almeno a quest’ora del mattino, permettono una buona dispersione della folla.
Sole, bagni, gabbiani, snorkeling.
Nel tornare a Marciana decido che devo per forza trovare il sentiero per Ripa Barata quindi prima di rientrare torniamo a salire la strada chiusa.
Il primo sentiero che imbocco si rivela un vicolo cieco perché finisce a strapiombo sul mare. Va bene che la guida definiva difficoltoso l’ultimo tratto, ma così mi sembra davvero eccessivo.
Il secondo tentativo va a buon fine: il sentiero è ripido e lunghetto anche in questo caso e alla fine c’è un po’ da calarsi giù per gli scogli, però la spiaggia è davvero spettacolare e, soprattutto, deserta.
Domani sarà nostra.
Festeggiamo con una cena al ristorante Il Pozzo, di cui avevo letto bene su internet e che si trova alle spalle di Marciana, più o meno a metà strada fra il porto e casa nostra.
Mangiamo da scoppiare, il servizio è gentile ma un po’ approssimativo. Alla fine siamo comunque soddisfatti.

Mercoledì.
Mentre siamo lì che scarichiamo i nostri bagagli dalla moto appositamente parcheggiata distante dall’imbocco del sentiero nascosto, si ferma accanto a noi un pulmino con targa svizzera da cui scende quello che sembra un gruppo di scout alternativi.
Il più adulto di loro si aggira pensieroso fino alla fine della strada e poi torna da noi chiedendoci se abitiamo nella casa al di là del cancello che chiude il percorso, perché lui un tempo conosceva i proprietari e lo facevano sempre passare.
Alla nostra risposta negativa il tipo fa su armi, bagagli e scout e si mette in cammino verso il nostro sentiero. Dannazione, non posso credere che stiano andando proprio alla nostra spiaggia!
Rassegnati dopo un po’ ci incamminiamo anche noi, ma gli Svizzeri sembrano scomparsi nel nulla.
Ripa Barata è ancora per metà in ombra ma è meravigliosamente deserta e il mare è un olio. Mentre Stefano sistema la tenda e le nostre masserizie io non resisto e mi faccio un bagno.
La nostra pace di novelli Robinson Crusoe viene presto interrotta dall’arrivo di nuovi ospiti (era troppo bello per essere vero) in ordine: una famigliola padre-madre-2bambine che, con tutta la spiaggia libera vegono a piazzarsi a un metro e mezzo alla nostra sinistra; una coppia più anziana che, nonostante noi siamo posizionati al limitare destro della spiaggia decide di circondarci e chiuderci l’ultima via di fuga a destra e infine un motoscafo che, nonostante la legge imponga di fermarsi a 150 metri dalla riva, si piazza al centro della laguna, si e no a cinquanta metri da noi.
Ma siamo pur sempre in vacanza no? Non ci facciamo prendere dallo sconforto (giammai!) e continuiamo imperterriti a goderci il sole e il mare.
I nostri vicini nonostante l’iniziale istinto di aggregazione, si dimostrano essere persone riservate e poco rumorose e la giornata scorre lenta e piacevole fra bagni tuffi e dormite.
Mentre risaliamo indovinate un po’ chi incontriamo nel mezzo del bosco? I nostri scout Svizzeri, ordinatamente seduti fra gli alberi.
Il sole di oggi è stato davvero impietoso nonostante le creme protettive, siamo stanchi e un po’ bruciacchiati quindi decidiamo due cose: di cenare a casa e di prenderci una pausa dalla spiaggia il giorno dopo.

Giovedì.
Oggi facciamo un bellissimo tour in moto che ci porterà a visitare in ordine:
Capoliveri, borghetto che forse mi aspettavo più caratteristico ma che si è comunque rivelato vitale e accogliente.
Il monastero della Madonna delle Grazie che troviamo purtroppo chiuso, ma che offre un grazioso sagrato ombreggiato da oleandri in fiore.
Marina di Campo, calda e caotica che abbandoniamo in fretta in favore della collina.
Sant’Ilario con il suo belvedere e la fortezza. Qui pranziamo con molta soddisfazione all’Osteria Cacio e Vino.
San Pietro, sonnecchioso e gemello del precedente.
Imbocchiamo poi la SS37 che valica quello che credo sia l’unico passo dell’isola. La strada è sinuosa e immersa nel verde, bellissima e consigliatissima, soprattutto se siete in moto.
Arrivati a Marciana “alta” cerchiamo il sentiero che conduce al santuario.
Sotto il sole la salita ci fa sudare non poco e le stazioni della via crucis sembrano in effetti non finire mai, ma il premio, arrivati in cima, come sempre fa dimenticare la fatica.
La chiesetta dove più di dieci anni fa avevamo lasciato come “pegno” i nostri due elastici per capelli annodati fra loro è ancora lì, le stanno addirittura rifacendo il trucco e anche i nostri elastici sono ancora lì, appesi alla parete dedicata alle “firme” dei pellegrini. Ci dissetiamo alla fontana, lasciamo un altro pegno valido per i prossimi dieci anni e torniamo alla moto.
Nel programma iniziale avrebbe dovuto esserci la salita in bidonvia sul monte Capanne, ma davanti all’esosa richiesta di €18,00 neuri a testa rinunciamo.
Per cena scendiamo a Marciana e decidiamo per il Gastronomo, ristorante specializzato in pesce incastrato in una viuzza che sbuca sul porto. I gestori sono siciliani e ci deliziano con pesce freschissimo, vino buonissimo e un cannolo a dir poco me-ra-vi-glio-so.
Mentre passeggiamo sulla promenade l’Italia vince la semifinale degli Europei.

Venerdì.
La pigrizia e le scottature ancora pulsanti l’hanno vinta su di noi così decidiamo di tornare a Remontò. Trascorriamo l’ultimo giorno di mare all’ombra.
Cena a casa per vuotare il frigo dalle ultime scorte, ma non resistiamo alla tentazione e prima di salire a casa ci procuriamo altri due fantastici cannoli dal Gastronomo.

Sabato.
Oggi sarebbe in programma la visita a Portoferraio ma il caldo è davvero insostenibile, soprattutto perché siamo bardati da moto.
Chiediamo di poterci infilare su un traghetto della Toremar con due ore di anticipo rispetto alla nostra corsa e ci viene concesso.

Bye bye bell’Elba, appuntamento fra dieci anni.